Crescita attesa delle operazioni, deal di maggiore dimensione e rinnovato dinamismo del mercato italiano del Private Equity.
Il contesto economico e geopolitico internazionale continua a presentare elementi di complessità e incertezza, ma il mercato italiano del Private Equity e Venture Capital guarda al futuro concrescente fiducia.
La quarantasettesima edizione della Private Equity Survey analizza le aspettative degli operatori del settore, offrendo una lettura approfondita del sentiment di mercato, delle strategie di investimento, delle fonti di finanziamento e dei principali trend che caratterizzeranno i prossimi mesi. I risultati evidenziano un quadro complessivamente positivo, sostenuto dal miglioramento delle condizioni di accesso al finanziamento e da una maggiore propensione verso operazioni di dimensioni più elevate, pur in un approccio che resta prudente e selettivo.
L’indagine semestrale è stata condotta da Deloitte Private in collaborazione con AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e l’Osservatorio PEM di Università Carlo Cattaneo – LIUC, operante nell’ambito delle attività della LIUC Business School per quanto riguarda la raccolta della serie dati storica e le relative analisi settoriali.
Nel primo semestre del 2026, l’86% degli investitori intervistati prevede un contesto economico stabile o in miglioramento. Un dato che conferma la fiducia degli operatori, anche alla luce dei risultati registrati nella seconda metà del 2025, conclusasi con 322 investimenti e 26 disinvestimenti, il numero più alto mai osservato in un singolo semestre.
Per i prossimi sei mesi, Deloitte Private stima un numero di operazioni pari a 224. Sebbene oltre la metà dei rispondenti continui a segnalare potenziali impatti negativi legati ai conflitti internazionali in corso, emerge un mercato più dinamico, caratterizzato da aspettative in miglioramento sia in termini di attività sia di valutazioni.
Le attese per il primo semestre del 2026 indicano una crescente attenzione verso operazioni di taglio medio-alto. Oltre il 50% dei deal previsti si colloca infatti al di sopra dei 30 milioni di euro, con un aumento significativo dell’interesse per le operazioni comprese tra i 31 e i 50 milioni. Parallelamente, si riduce l’attenzione verso i deal di dimensioni più contenute, sotto i 15 milioni di euro.
Il miglioramento delle condizioni di accesso al finanziamento rappresenta uno dei principali fattori a sostegno del sentiment positivo del mercato.
Nel 2025 le banche commerciali si confermano la principale fonte di finanziamento per le acquisizioni (68,2%, +3,9 p.p.), trend simile per le banche di investimento (9%, +1,9 p.p.), mentre cala il private credit (13,6%, −4,2 p.p.).
L’integrazione dei criteri ESG è ormai una prassi consolidata nel Private Equity italiano. Una quota significativa degli operatori considera i fattori ESG già nella fase di due diligence e nella gestione delle società in portafoglio, riconoscendone il ruolo nella creazione di valore nel medio-lungo periodo.
L’intelligenza artificiale continua a rappresentare un elemento rilevante nei processi di valutazione dei target. Il 75% degli operatori la include nelle proprie analisi, sebbene il suo peso risulti in lieve calo rispetto al semestre precedente, a favore di una maggiore attenzione ai fondamentali tradizionali.
Per quanto riguarda il Next Generation EU e il PNRR, oltre la metà degli intervistati ritiene che nel prossimo semestre le società possano incontrare difficoltà operative nell’effettivo utilizzo delle risorse disponibili, pur riconoscendo il potenziale impatto positivo degli strumenti di supporto al settore. In questo contesto, le aspettative restano favorevoli anche rispetto alla riforma del TUF e al lancio del Fondo di Fondi di Cassa Depositi e Prestiti.
Il Manifatturiero si conferma il settore più attrattivo per gli investimenti nel primo semestre del 2026, seguito dal Food & Beverage e dal comparto Life Sciences & Healthcare, che mostrano un interesse in crescita. Al contrario, alcuni settori come ICT e Pharma registrano una lieve contrazione delle preferenze.
Dal punto di vista geografico, il Nord Italia rimane l’area di riferimento per la maggior parte delle operazioni concluse, mentre il Centro evidenzia un calo di attenzione. Il Sud mostra segnali di miglioramento, seppur su volumi ancora contenuti, mentre diminuisce l’interesse per le operazioni oltreconfine.
Per il prossimo semestre emerge un chiaro orientamento verso operazioni di maggioranza, indicate dal 90,9% degli operatori come modalità preferita di investimento, in ulteriore crescita rispetto al semestre precedente. Al contrario, l’interesse per le partecipazioni di minoranza si riduce significativamente, scendendo al 6,8%, mentre i co-investimenti restano marginali e si attestano al 2,3%.
Cresce l’orientamento verso operazioni di dimensioni più elevate, con i deal sopra i 31 milioni che raggiungono il 54,6% (+9,9 p.p.). Aumenta inoltre il focus sulle attività di exit (20,5%, +11,6 p.p.), mentre la maggioranza degli operatori prevede stabilità nelle operazioni di disinvestimento (59,1%).
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