Il nuovo report di Deloitte, elaborato con la collaborazione di esperti del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari, del team dell'area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) e con Ipsos-Doxa.
Presentato in occasione della Venice Climate Week, il report fornisce un quadro aggiornato sugli impatti fisici, economici e finanziari del rischio climatico in Italia e sul livello di maturità delle imprese, con l’obiettivo di offrire al sistema imprenditoriale e istituzionale uno strumento di lettura e orientamento sui rischi fisici e sulle relative implicazioni operative e di policy.
Gli ultimi undici anni sono stati classificati tra i più caldi della storia, con il 2024 e il 2025 che hanno registrato una temperatura media globale prossima a 1,5 °C in più rispetto ai livelli preindustriali. In particolare, il tasso di surriscaldamento europeo è il doppio della media e l’Italia è tra i Paesi con l’accelerazione più alta.
I dati scientifici convergono quindi su una traiettoria inequivocabile: entrambi gli scenari analizzati nello studio si aspettano un aumento superiore a 2 °C entro dieci anni per il nostro Paese, che si vedrà esposto a eventi climatici estremi sempre più frequenti ed intensi.
L’impatto economico e finanziario generato dai danni climatici sarà molto rilevante nel futuro: si prevede una progressiva riduzione del PIL compresa fra l'1,6% e il 6% al 2050, a seconda dello scenario considerato, che si rifletterà direttamente anche sulla sostenibilità della finanza pubblica.
Da un’indagine condotta su un campione di 350 piccole e medie imprese italiane emerge un approccio nella gestione del rischio climatico poco strutturato e prevalentemente orientato al breve periodo.
In particolare, solo il 34% attribuisce al tema un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio, il 14% ha implementato misure a supporto della continuità operativa e della resilienza del business e appena il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.
Ciò si riflette anche nelle soluzioni utilizzate per fare fronte al problema: non più del 18% delle imprese intervistate si serve di strumenti digitali, tra cui l’intelligenza artificiale, o piattaforme per la gestione del rischio climatico fisico.
Nel contesto delle grandi imprese, invece, si segnalano dei casi di eccellenza: le aziende, grazie a segnali regolatori, pressione degli investitori e visione strategica di lungo periodo, risultano più avanzate nella gestione del rischio climatico.
In chiusura, sono stati segnalati, per le istituzioni pubbliche e il settore privato, alcuni ambiti prioritari di intervento secondo un approccio che vede le azioni necessarie a ridurre la vulnerabilità delle imprese e del sistema produttivo italiano come un'opportunità che va oltre la semplice protezione e il contenimento delle perdite. La gestione del rischio climatico fisico rappresenta infatti anche un’occasione di ammodernamento infrastrutturale, di efficientamento dei processi e di riposizionamento competitivo che generi benefici economici, occupazionali e di produttività.
A questo proposito, sono state illustrate le applicazioni dell’AI che risultano rilevanti lungo l’intero ciclo di gestione del rischio: dalla misurazione e valutazione della vulnerabilità degli asset alla pianificazione degli interventi di adattamento, dai sistemi di monitoraggio e allerta precoce alla risposta in tempo reale durante gli eventi estremi, fino al supporto nelle fasi di recupero post-disastro.
La sfida che emerge da questo report non riguarda la mera la gestione di un rischio, ma la capacità di governare quella che è a tutti gli effetti una trasformazione in atto. Per affrontarla è necessario superare approcci frammentati e di breve periodo, integrando il rischio climatico nei processi decisionali, nelle strategie industriali e nelle politiche pubbliche, mettendo in atto una collaborazione sempre più stretta tra imprese, istituzioni, sistema finanziario, comunità scientifica e attori del territorio.
Per maggiori informazioni, contattare: Paolo D’Aprile ed Elio Santoro.
Il report è stato presentato per la prima volta il 3 giugno 2026, all’evento di Deloitte tenutosi durante la giornata di apertura della Venice Climate Week.