Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse del nostro tempo, con effetti che si estendono ben oltre l’ambiente e impattano anche l’economia, le infrastrutture e l’intera società.
Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse del nostro tempo, con effetti che si estendono ben oltre l’ambiente e impattano anche l’economia, le infrastrutture e l’intera società. Il 2024, l’anno più caldo mai registrato, è stato il primo in cui la temperatura media globale ha superato di oltre 1,5°C i livelli preindustriali, mostrando non solo la crescita del riscaldamento, ma anche la rapidità con cui tali trasformazioni stanno avvenendo, con il conseguente incremento sia dell’esposizione ai rischi fisici sia delle pressioni legate alla transizione verso un’economia low-carbon.
Tra il 1970 e il 2024, gli eventi climatici estremi sono aumentati del 430% a livello globale (EM-DAT, CRED / UCLouvain), generando impatti economici sempre più rilevanti per imprese, infrastrutture e territori. Le stime del World Economic Forum indicano perdite complessive pari a 11 mila miliardi di euro entro il 2050, e si prevedono perdite medie annue di circa 400 miliardi di euro per i sistemi infrastrutturali globali, come riporta Deloitte.
Secondo il Climate Risk Index 2025, l’Italia risulta essere il terzo paese al mondo più colpito dal cambiamento climatico: tra il 2015 e il 2024, segnala Legambiente, i disastri climatici e naturali sono aumentati del 485%, registrando 351 eventi estremi solo nel 2024.
Da uno studio di Cerved del 2024, emerge che sono oltre 73.000 le imprese italiane più esposte a questo rischio, con impatti su competitività, catene di fornitura e prospettive economiche di interi settori produttivi.
Negli ultimi cinquant’anni, tali fenomeni hanno causato danni diretti pari a 253 miliardi di euro, equivalenti a oltre il 30% del totale europeo, come evidenziato dal Natural Risk Forum. Se questo trend proseguisse, affermano alcuni economisti della Banca Centrale Europea, si stima per l’Italia una perdita di 34 miliardi di euro entro il 2029 in assenza di adeguate misure di adattamento.
Per affiancare le aziende in queste sfide, Deloitte Climate & Sustainability (DCS) ha sviluppato un processo di valutazione integrato e multidisciplinare basato su modelli avanzati per l’analisi dei rischi climatici fisici e di transizione, con l’obiettivo di garantire la resilienza delle imprese, orientare le scelte di investimento, assicurare la continuità operativa e abilitare decisioni strategiche consapevoli e sostenibili.
Aumento degli eventi climatici estremi tra il 1970 e il 2024 a livello globale
L’Italia risulta essere il terzo paese al mondo più colpito dal cambiamento climatico
di euro di valore dei danni causati in Italia dai disastri climatici negli ultimi 50 anni
Nell’ambito delle valutazioni science-based (storiche e previsionali) e business-specific sui rischi fisici legati al clima e ai servizi ecosistemici, partiamo dalla comprensione del modello di business del cliente e di come asset e processi interagiscono con il clima, per identificare in che modo eventi estremi o cambiamenti graduali possono comprometterne la continuità operativa. Così selezioniamo i dati pertinenti e ad alta risoluzione spaziale e temporale, utili a identificare gli eventi climatici più rilevanti. La vulnerabilità viene esaminata tramite modelli digitali che simulano le interazioni tra asset e clima, per stimare l’incidenza dei fattori climatici sulla performance operativa. Traduciamo poi i risultati in impatti economici potenziali per definire delle strategie di adattamento e i relativi costi di implementazione (CapEx). Le analisi sono strutturate per essere integrate con facilità nei processi aziendali esistenti, dalle attività di pianificazione al risk management.
Su rischi e opportunità di transizione, svolgiamo analisi scenario-based che valutano gli effetti dei principali driver della transizione climatica in relazione alle caratteristiche settoriali, geografiche e di business dei nostri clienti. L’approccio consente di stimare gli impatti sulle principali metriche economico-finanziarie e patrimoniali delle aziende, integrando l’effetto delle misure di mitigazione già adottate (strategie di decarbonizzazione, piani di transizione, presidi di risk management) e fornendo una valutazione coerente e integrata della capacità dell’azienda di affrontare la transizione.
La metodologia che abbiamo sviluppato consente ai clienti di valutare e gestire in modo integrato le opportunità e i rischi legati al clima, trasformando informazioni complesse in strumenti operativi a supporto delle decisioni strategiche. L’utilizzo di modelli aperti e trasparenti, combinato con un disegno metodologico flessibile e adattabile ai diversi settori, rende le soluzioni proposte agili, replicabili e facilmente aggiornabili nel tempo. In questo modo, accompagniamo le imprese in un percorso di rafforzamento della resilienza climatica che non si limita alla compliance normativa, ma diventa un vero driver di competitività, innovazione e creazione di valore sostenibile nel lungo periodo.
Per maggiori informazioni contattare: Piercarlo Smith e Mattia Torchi.