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Transizione energetica e resilienza economica: trasformare l'urgenza climatica in un'agenda di azioni concrete

Il 2025 si è confermato tra gli anni più caldi mai registrati, con temperature che hanno superato i livelli preindustriali di quasi un grado e mezzo1. Non si tratta più di un'anomalia isolata: il decennio 2015-2024 è stato il più caldo della storia moderna2 e le proiezioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale indicano una probabilità dell'86% (dato peraltro in continua crescita) che almeno un anno del quinquennio 2025-2029 superi la soglia critica di aumento di 1,5°C3. Dati che non appartengono più al solo dibattito scientifico, ma che rappresentano già oggi impatti concreti, misurabili e in molti casi irreversibili sugli ecosistemi, sulle economie e sulle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone.

Nonostante questa situazione, l'andamento delle emissioni globali non deflette: nel 2024, le emissioni di gas serra hanno raggiunto 57,7 miliardi di tonnellate equivalenti di CO₂, in crescita del 2,3% rispetto all'anno precedente4. Colmare la distanza tra gli impegni assunti per mitigare il cambiamento climatico e la capacità di attuarli è oggi una delle principali sfide che dobbiamo affrontare. Tra gennaio 2024 e settembre 2025, solo 64 Paesi hanno presentato piani climatici aggiornati, relativi al 30% circa delle emissioni globali5. La COP30 ha risposto istituendo un Global Implementation Accelerator, riconoscendo esplicitamente che la negoziazione deve cedere il passo all'attuazione6

Per gestire questa delicata fase, occorre assumere una nuova consapevolezza: la crisi climatica non è più un rischio probabile, da fronteggiare nel futuro, ma una condizione effettiva, da governare nel presente e che, in ogni caso, avrà effetti permanenti nel lungo periodo.

Con questa consapevolezza, va evitato che le organizzazioni si limitino a una sola logica reattiva, volta ad attenuare gli impatti del cambiamento climatico, invece di presidiarne le cause. Per questo, è però necessario un cambio di paradigma che integri la dimensione climatica nelle scelte strategiche, nelle decisioni di investimento, nella progettazione delle filiere, nella valutazione degli asset, nella relazione con i territori e con le comunità.

Le risposte efficaci non possono venire da singoli attori, per quanto ambiziosi e determinati. La scala e la complessità delle sfide in campo - dall’attuazione dei piani climatici nazionali al riorientamento dei flussi finanziari, dalla costruzione di filiere di materie prime resilienti alla protezione dei sistemi ecologici e sociali più vulnerabili - richiedono un coordinamento che attraversa settori, confini e livelli decisionali. Istituzioni, imprese, mondo dell’accademia e della ricerca e società civile devono trovare meccanismi strutturati di collaborazione, capaci di condividere conoscenza e moltiplicare l’efficacia delle azioni.

Uno degli obiettivi di Deloitte è la costruzione di questo spazio di dialogo sulla transizione energetica e ambientale, promosso in particolare tramite le attività del Public Policy & Stakeholder Relations Centre e di Deloitte Climate & Sustainability, società focalizzata sui temi della transizione sostenibile e del contrasto al cambiamento climatico. Attraverso attività di analisi, ricerca, consulenza strategica, collaborazione multi-stakeholder e concorso all’elaborazione di politiche d’impatto, affianchiamo istituzioni e organizzazioni private che intendono trasformare l’urgenza climatica in un’agenda concreta, misurabile e orientata ai risultati. Con questo approccio, in qualità di Official Knowledge Partner del NEXT Milan Forum 2026, che si terrà dal 4 al 6 maggio, accompagniamo i giovani talenti e i leader del futuro riuniti a Milano per l’elaborazione di proposte che contribuiscano alla lotta al cambiamento climatico. Dal suo avvio, il NEXT Milan Forum si è affermato come uno degli spazi di confronto più incisivi a livello internazionale tra giovani leader, decisori pubblici e figure apicali dell’economia, del business e del mondo accademico. Rinnovando il nostro contributo con un coinvolgimento sempre più strutturato, intendiamo aumentare l’impatto dell’iniziativa, favorendo un confronto costruttivo tra oltre 1.000 giovani leader che già oggi sono promotori del cambiamento nelle proprie comunità.

I numeri sollecitano infatti un’azione immediata. Nel 2024, a livello globale, i disastri climatici hanno causato danni per oltre 328 miliardi di dollari e provocato la morte di 16.000 persone7. La sicurezza alimentare è una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento in atto - nel 2024, circa 295 milioni di persone (un numero in crescita per il sesto anno consecutivo, e in aumento del 5% rispetto all’anno precedente) hanno vissuto una condizione di insicurezza alimentare acuta, e quasi un terzo dei casi è direttamente correlato a eventi meteorologici estremi8 - ma non è l'unica. Gli spostamenti forzati delle popolazioni hanno raggiunto livelli record, 46 milioni di persone sono state costrette a migrare a causa di catastrofi naturali nel solo 20249. Le infrastrutture, le catene di fornitura globali, i modelli di business con i quali oggi ci confrontiamo, sono basati su presupposti che il clima non garantisce più.

In ambito finanziario, registriamo primi importanti segnali di un cambio di approccio: nel 2025 gli investimenti globali in energia pulita hanno raggiunto 2.154 miliardi di dollari, contro 1.148 miliardi in combustibili fossili. Un rapporto di quasi 2 a 1 che testimonia una riallocazione strutturale del capitale nel settore energetico10. Ma questo progresso ha un limite: si concentra quasi interamente sulla mitigazione, cioè sulla riduzione delle emissioni future, peraltro con risultati ancora insufficienti, lasciando in secondo piano l'adattamento, ovvero la capacità dei sistemi, delle comunità e delle infrastrutture di reggere agli impatti già in corso. Le stime indicano che entro il 2035 le esigenze di finanziamento per l'adattamento nei Paesi in via di sviluppo saranno almeno dodici volte superiori agli attuali flussi internazionali di finanza pubblica dedicati a questo scopo11. Non è solo un problema di scarsità di risorse globali: urge una revisione strutturale dell’architettura del sistema finanziario e delle priorità politiche. 

Abbiamo davanti un’altra sfida, meno visibile ma altrettanto strategica: la dipendenza crescente della transizione energetica da un ristretto numero di materie prime critiche, concentrate geograficamente in pochi Paesi. Nel 2024, la domanda di litio è cresciuta di quasi il 30%12 (superando di gran lunga il tasso di crescita annuo del 10% registrato nello scorso decennio), mentre quella di rame si avvia verso un incremento del 50% a fronte di un'offerta in contrazione13. I tre Paesi con la maggiore concentrazione estrattiva per i minerali energetici chiave - Cina, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo - controllano oggi il 77% dell'offerta globale, una quota in aumento rispetto al 73% del 202014. La transizione verso un nuovo sistema energetico, basato su fonti rinnovabili, porta con sé nuove dipendenze geopolitiche che richiedono, con la stessa urgenza degli obiettivi di decarbonizzazione, strategie di diversificazione, circolarità e cooperazione internazionale lungo le filiere.

Questo scenario conferma che la transizione energetica e climatica non può essere interpretata solo come un obiettivo ambientale: è sempre più una questione sistemica, di stabilità, di sicurezza e di competitività. Dalla disponibilità di materie prime critiche alla tenuta delle catene globali del valore, il cambiamento climatico sta ridefinendo i presupposti stessi su cui si fonda il funzionamento delle economie e delle società contemporanee. Per questo motivo, la risposta non può limitarsi a interventi settoriali o emergenziali, richiedendo piuttosto un dialogo strutturato tra più attori per introdurre strategie integrate capaci di connettere politiche industriali, finanziarie, energetiche e commerciali. In questo passaggio si gioca non solo la capacità di far fronte agli impatti del cambiamento climatico, ma anche l’opportunità di costruire modelli di crescita più resilienti, inclusivi e competitivi nel lungo periodo.

1 | Copernicus, 2026
2 | Copernicus, 2026
3 | WMO, 2025
4 | UNEP, 2025
5 | UNFCC, 2025
6 | UNFCC, 2025
7 | OECD, 2025
8 | FSIN, 2025
9 | IDMC, 2025
10 | Deloitte elaboration on IEA primary data, 2025
11 | UNEP, 2025
12 | IEA, 2025
13 | S&P, 2026
14 | IEA, 2025