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Sfide energetiche e commerciali in Europa e il ruolo delle relazioni tra Italia e Germania

La crisi energetica sta introducendo nuove pressioni sul mercato globale: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la contrazione dell’offerta petrolifera ha raggiunto livelli compresi tra il 10% e il 17%, ben oltre quelli registrati durante la crisi del 1973. È verosimile che non si tratti di una perturbazione temporanea: anche in caso di una rapida de-escalation, il ripristino delle infrastrutture e la normalizzazione dei traffici energetici e commerciali richiederanno settimane se non mesi, prolungando gli effetti sull’economia reale.

Ma ricondurre questa crisi al solo versante energetico non coglie il quadro completo. Per l’Europa è sotto pressione l’insieme delle condizioni che hanno sostenuto per decenni il suo modello di prosperità: accesso a energia competitiva, apertura commerciale, filiere globali efficienti e sicurezza sostanzialmente esternalizzata.

L’erosione di questo modello era iniziata con la guerra in Ucraina e con la fine del paradigma fondato sull’energia russa a basso costo. Le tensioni in Medio Oriente ora accelerano una trasformazione già in corso e rendono evidente come l’interdipendenza, per anni motore di crescita, stia mutando in uno strumento di pressione e coercizione. Il conflitto investe, infatti, non solo i mercati energetici, ma anche filiere critiche - dai fertilizzanti all’alluminio, fino alla chimica di base - con effetti che si propagano su agricoltura, manifattura e catene del valore europee.

Su questo sfondo, il rapporto tra Italia e Germania sta tornando centrale. Se la pressione sugli approvvigionamenti, la frammentazione commerciale e la competizione strategica mettono alla prova il modello europeo, una parte della risposta passa anche dai rapporti tra i suoi principali sistemi produttivi.

Su questo si è concentrato il confronto promosso da Assolombarda, Camera di Commercio Italo-Germanica e Canova Club Milano dedicato all’economia globale e al valore strategico delle relazioni italo-tedesche. L’Italia, pur dipendente dalle importazioni energetiche, sta mostrando una grande capacità di diversificazione e può rafforzare il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo, non solo come hub energetico ma come snodo tra infrastrutture, sicurezza degli approvvigionamenti e nuove direttrici commerciali.

La Germania, dal canto suo, si confronta con l’impatto strutturale della fine dell’energia russa a basso costo, con implicazioni che investono la competitività del suo sistema industriale. In un quadro di shock energetico globale e di filiere sotto pressione, Italia e Germania possono agire in stretta collaborazione, valorizzando da un lato la capacità italiana di aprire nuove rotte nel Mediterraneo e dall’altro la forza industriale tedesca. In questo modo si rafforza la competitività europea e si contribuisce a garantire maggiore sicurezza economica. Iniziative congiunte già avviate nel 2026 su materie prime critiche e competitività industriale rappresentano passi concreti in questa direzione.

Parallelamente, questa agenda si misura con una seconda pressione globale, quella commerciale. Secondo l’International Monetary Fund, le restrizioni agli scambi sono più che triplicate negli ultimi anni, mentre politiche protezionistiche stanno ridefinendo le dinamiche del commercio internazionale. I dazi, un tempo considerati strumenti tattici di politica commerciale, sono oggi impiegati come leve strategiche di confronto geopolitico, politica industriale e simbolismo politico.

Le conseguenze sono tangibili: settori chiave dell’export italiano e tedesco stanno subendo contrazioni, mentre aumentano incertezza e costi lungo le catene del valore. In questo scenario, una posizione comune dei due principali sistemi manifatturieri europei può rafforzare il peso negoziale dell’UE e orientare il nuovo quadro tariffario verso soluzioni più equilibrate. Non solo, agendo insieme, Italia e Germania possono contribuire anche a ridefinire la geografia commerciale dell’UE, guidando una risposta europea più coesa, resiliente e capace di tutelare la competitività dell’intero mercato unico. La partecipazione congiunta in progetti strategici come l’IMEC - il corridoio economico India‑Medio Oriente‑Europa attualmente in fase di sviluppo - mostrano come una visione comune e coordinata possa orientare le nuove rotte commerciali, diversificare le catene di approvvigionamento mitigando le vulnerabilità e rafforzare la posizione dell’Ue nei grandi snodi della connettività globale.

In passato gli shock sistemici hanno spesso avuto, per l’Europa, l’effetto di accelerare risposte comuni e spingere adattamenti che in condizioni ordinarie avrebbero richiesto tempi molto più lunghi: la doppia transizione, energetica e politica, può diventare il catalizzatore per un rafforzamento strutturale dell’Europa, sulla base di una visione condivisa e un coordinamento stretto tra i suoi principali sistemi produttivi.