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Tecnologie di frontiera, la corsa accelera. Ma senza reti e competenze il divario rischia di ampliarsi

Studio ISPI-Deloitte per il NEXT Milan Forum: IA, robotica e quantum stanno già trasformando manifattura e logistica, ma i ritorni restano concentrati dove infrastrutture e capitale umano sono più solidi

Le tecnologie di frontiera stanno entrando sempre più rapidamente nei processi produttivi e nei modelli di business, ma la loro diffusione non procede con la stessa intensità in tutti i contesti economici. Secondo le più recenti stime della United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), intelligenza artificiale, robotica avanzata, calcolo quantistico, droni e clean tech potrebbero raggiungere un valore complessivo di 16,4 mila miliardi di dollari entro il 2033.

I benefici sono già visibili nei comparti in cui l’integrazione tra IA, sensori, dati e automazione è più avanzata: nella manifattura, i sistemi di manutenzione predittiva basati su IA e IoT possono tagliare fino al 70% dei fermi non programmati e dei costi di riparazione d’emergenza; nella logistica, il coordinamento intelligente di traffico, domanda e condizioni meteo può ridurre i costi del 13% e le emissioni del 58% per tonnellata-chilometro per viaggio. Anche tra le PMI delle economie più avanzate la transizione è già in corso: un’indagine OCSE rileva che il 31% utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, con guadagni medi di produttività compresi tra il 5% e oltre il 25% in attività come scrittura e coding.

A mettere a fuoco l’impatto economico di queste trasformazioni è il paper “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”, realizzato da ISPI e dal Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Italia nel quadro del NEXT Milan Forum, iniziativa promossa da ISPI, Bocconi e OCSE, con Deloitte Italia nel ruolo di official knowledge partner. Dal 4 al 6 maggio, l’evento ha ospitato oltre mille giovani leader del presente e del futuro tra i 20 e i 35 anni, provenienti da più di 60 Paesi, chiamati a confrontarsi sulle principali sfide globali insieme a esponenti di primo piano del panorama internazionale. L’evento è stato aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha evidenziato come la cooperazione ed il dialogo siano fondamentali per affrontare le sfide globali. Tra i partecipanti hanno figurato, tra gli altri, il Premio Nobel per la Pace Kailash Satyarthi, il Premio Nobel per l’Economia Philippe Aghion, il Presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, la Direttrice per gli Affari Globali di Microsoft Lisa Monaco e l’astronauta Luca Parmitano. Le nuove tecnologie e l’impatto dell’intelligenza artificiale sono state inoltre al centro di una masterclass guidata dalla Global Chair di Deloitte Anna Marks.

Lo studio evidenzia come la rapidità del cambiamento stia crescendo, soprattutto nel caso dell’intelligenza artificiale. I costi di utilizzo dei large language models (LLMs) stanno diminuendo notevolmente, con riduzioni che vanno da 9 fino a 900 volte, comprimendo sia i costi di scala per le grandi aziende sia le barriere all’ingresso per nuovi operatori. Ma questa accelerazione non produce effetti omogenei. I maggiori ritorni si concentrano infatti nei sistemi economici in cui innovazione, infrastrutture e organizzazione produttiva sono già più consolidate. Le stime OCSE mostrano aumenti annui della produttività del lavoro compresi tra 0,4 e 1,3 punti percentuali nel Regno Unito e negli Stati Uniti; nei Paesi dove la diffusione tecnologica lungo le filiere procede più lentamente e i vincoli di implementazione restano più forti, come Italia e Giappone, l’incremento scende invece tra lo 0,2% e lo 0,8%.

Il messaggio che emerge dallo studio è che la disponibilità delle nuove tecnologie, da sola, non basta. A fare la differenza sono le condizioni abilitanti che rendono possibile l’adozione su larga scala. Il divario infrastrutturale resta ancora molto ampio: nel 2025 solo il 23% della popolazione nei Paesi a basso reddito risulta online, contro il 94% nelle economie ad alto reddito, mentre nel mondo 2,2 miliardi di persone sono ancora offline. E anche dove la connettività esiste, la qualità delle reti continua a incidere in modo decisivo: la copertura 5G raggiunge l’84% della popolazione nei Paesi ad alto reddito, ma si ferma al 4% in quelli a basso reddito. In un quadro simile, sottolinea lo studio, c’è il rischio concreto di attribuire all’IA e all’automazione avanzata una capacità trasformativa più ampia di quella realmente esprimibile.

La seconda grande variabile riguarda le competenze. Nei Paesi a basso reddito meno del 5% della popolazione possiede competenze digitali di base, contro il 66% delle economie più avanzate. Le evidenze raccolte mostrano inoltre che i risultati migliori si osservano quando l’innovazione viene accompagnata da investimenti nella riqualificazione del lavoro: un solo punto percentuale in più destinato alla formazione aumenta di circa il 6% l’effetto dell’IA sulla produttività d’impresa. La stessa logica vale per la robotica avanzata, il cui impatto cresce in modo significativo quando è sostenuta da percorsi di preparazione specialistica e aggiornamento professionale.

Nelle conclusioni, il paper ISPI-Deloitte insiste su un punto preciso: il divario tecnologico non è immutabile, ma può essere ridotto attraverso politiche mirate sulle condizioni abilitanti dell’innovazione. Alcuni Paesi mostrano già oggi performance superiori a quelle che il loro profilo economico lascerebbe immaginare. Il Frontier Technology Readiness Index elaborato dall’UNCTAD segnala, ad esempio, che l’India performa 76 posizioni sopra quanto suggerirebbe il suo reddito pro capite, mentre il Brasile ne guadagna 41. È il segnale che investimenti selettivi in infrastrutture e capitale umano possono incidere in modo sostanziale sulla capacità di assorbire il progresso tecnologico. In assenza di questo sforzo, al contrario, reti e competenze rischiano di smettere di essere fattori di sviluppo per diventare nuove linee di frattura nella geografia globale dell’innovazione.