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Global Powers of Luxury 2026

Trend, strategie e prospettive del settore del lusso

Lo studio globale di Deloitte dedicato al Fashion&Luxury offre quest’anno una lettura sulle strategie delle maggiori aziende in base alle condizioni di mercato e all’evoluzione delle scelte dei consumatori. In un contesto globale di cautela e di investimenti mirati, gli executive italiani sono i più ottimisti sul fronte dei ricavi.

Global Powers of Luxury 2026

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Il nuovo report è frutto di una ricerca che ha coinvolto 420 executive del settore Luxury provenienti da aziende di 10 Paesi: Italia, Francia, Spagna, UK, Svizzera, USA, India, Arabia Saudita/EAU, Corea del Sud e Giappone. 

Trend di spesa e outlook sul 2026

Secondo i dirigenti, le abitudini di consumo si concentrano oggi su alcuni pilastri principali: Iper-personalizzazione e servizi su misura (secondo il 33,3% del campione), lusso esperienziale (20%), beni pre-owned (19%). Inoltre, secondo il 18% dei dirigenti, si assiste a un clima di cautela dettato dalla situazione macroeconomica internazionale.
Spostando l’attenzione sulle aree geografiche di maggiore crescita, la Cina è segnalata come il principale motore della domanda nel 2026 (33%), seguita da Giappone (19%), Medio-Oriente (17,9%), Asia-Pacifico (14,3%) e India (11,9%).
In tema di segmenti, ci si aspetta una crescita maggiore dal Travel (36,2%), Beauty (19%) e Abbigliamento (17%).
 

Aspettative di crescita e priorità delle aziende

Il 2026 è visto come un anno di normalizzazione più che di crescita euforica, in cui il settore si prepara a un nuovo ciclo di espansione selettiva. Il 66,9% dei dirigenti si aspetta ricavi stabili o in crescita e il 70,7% prevede di mantenere o migliorare i margini operativi. In confronto alla media, l’Italia risulta il mercato più ottimista sui ricavi, con l’84% che prevede stabilità o crescita e 70% che si aspetta stabilità o crescita sui margini operativi, seguito dalla Francia.
In questo scenario emergono due priorità: guidare la crescita (35,7%) e rafforzare la resilienza finanziaria (30,5%): non conta solo espandere il business, ma farlo preservando la solidità del brand.
 

Aree di investimento e livello di adozione dell’AI

Gli sforzi delle imprese saranno concentrati principalmente su tre ambiti: marketing, posizionamento del brand ed espansione dei mercati (secondo il 26,2% del campione, con l’Italia al 30%), trasformazione tecnologica e digitale (20,5%, con l’Italia nella media) e omnichannel e customer experience (13,8%).
In tema di intelligenza artificiale emerge un divario tra aspirazione e realtà, comune a livello globale: se il 40,7% delle aziende sta valutando l’adozione, solo l’11,9% dichiara che la GenAI è già integrata nelle funzioni più rilevanti.

 

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