Le imprese familiari rappresentano una componente essenziale del tessuto economico globale e, al tempo stesso, un modello di impresa in continua evoluzione.
Per approfondire le dinamiche che ne guidano la crescita e la trasformazione, Deloitte Private lancia la nuova Family Business Insights Series: una raccolta di quattro report dedicati alle sfide e alle opportunità delle aziende a conduzione familiare.
La serie nasce da una survey internazionale condotta su circa 1.600 imprese familiari, con un fatturato superiore ai 100 milioni di dollari e una quota di controllo familiare pari o superiore al 51%, affiancata da interviste qualitative con senior executive provenienti da diversi Paesi.
I quattro studi approfondiranno rispettivamente tematiche centrali per il futuro delle family business: evoluzione e caratteristiche del panorama delle imprese familiari, trasformazione digitale e della cybersecurity, successione e next generation, e vision e leadership delle principali famiglie imprenditoriali nel mondo.
L’edizione inaugurale analizza in profondità la trasformazione del family business a livello globale, evidenziando come le imprese familiari stiano entrando in un decennio di crescita senza precedenti, con ricavi globali destinati ad aumentare dell’84% entro il 2030, superando la performance delle aziende non familiari. Questa espansione è alimentata da una maggiore apertura ai mercati internazionali, da investimenti tecnologici in innovazione e intelligenza artificiale (40%) e da modelli di governance sempre più strutturati e professionali. Accanto alle opportunità, emergono sfide significative: la transizione generazionale, l’accesso a nuovi capitali (con il 26% delle imprese che valuta l’ingresso di investitori esterni o fondi di private equity), la cybersicurezza e la gestione dei talenti. In un contesto di crescente complessità economica e geopolitica, il futuro del family business si gioca sull’equilibrio tra valori fondativi e innovazione, combinando visione di lungo periodo, leadership evoluta e capacità di adattamento ai nuovi scenari globali.
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Il secondo report della serie offre una fotografia aggiornata delle minacce cyber che colpiscono le imprese familiari, realtà che generano miliardi di fatturato e che oggi operano in un contesto digitale sempre più esposto. Negli ultimi due anni, il 74% delle aziende familiari a livello globale ha subito almeno un attacco informatico e il 33% due o più, con picchi del 90% nell’area Asia Pacific. Gli attacchi sono eterogenei: malware (49%), phishing e business email compromise (48%), social engineering (43%), rischilegati a terze parti (40%) e minacce interne (27%). Nonostante la diffusione del fenomeno, solo il 43% dichiara di avere una strategia di cybersecurity solida, mentre il 57% presenta lacune o ne è privo; quasi la metà si sente solo moderatamente preparata o non preparata ad affrontare un attacco. Le difese si concentrano prevalentemente su misure di base – aggiornamenti software, sicurezza di rete, MFA, backup – mentre risultano meno diffuse soluzioni avanzate come incident response playbook, cyber maturity assessment e vendor governance. Le conseguenze sono rilevanti: tra le aziende colpite, il 54% ha subito danni finanziari, il 51% operativi e il 51% reputazionali. Un dato che conferma l’urgenza di rafforzare la resilienza cyber per garantire continuità e crescita nel lungo periodo.
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Le imprese familiari stanno accelerando il proprio percorso verso la trasformazione digitale, passando da iniziative frammentate a strategie tecnologiche più strutturate e orientate al lungo termine. Oggi il 48% dei family business ha già avviato o sta sviluppando una strategia tecnologica, mentre il 51% considera una scarsa adozione della tecnologia un rischio concreto per la crescita nei prossimi anni. L’intelligenza artificiale è ormai sempre più centrale, con un tasso di adozione pari all’86%, e gli investimenti in tecnologia stanno generando valore tangibile: il 96% delle aziende segnala benefici in termini di efficienza, il 95% in produttività e qualità delle decisioni. Tuttavia, il percorso verso una piena maturità digitale resta ancora disomogeneo, tra vincoli finanziari, sfide di mercato e necessità di rafforzare governance e competenze.
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