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In che modo menopausa, ciclo mestruale, ricorso alla procreazione assistita, aborto e interruzione di gravidanza influiscono sulla carriera delle donne e sulla qualità della loro esperienza quotidiana al lavoro? Risponde a questi – e altri – interrogativi la ricerca “Women’s Health Impact Report”, realizzata da Deloitte con la collaborazione scientifica di Human Hall, hub per la tutela dei diritti umani dell’Università Statale di Milano, e con il supporto metodologico di Ipsos. Lo studio ha coinvolto 1000 lavoratrici e 600 lavoratori, analizzando la presenza di stigmi e tabù su alcune condizioni vissute dalle donne e il ruolo delle aziende nel supporto alla salute femminile.
«Un ambiente di lavoro equo e inclusivo richiede il superamento della dimensione puramente "privata" di alcune condizioni, per approdare a un riconoscimento del loro impatto sulla vita lavorativa delle donne che contribuisca a eliminare ogni forma di discriminazione e violenza di genere», dichiara Chrystelle Simon, DE&I Leader di Deloitte Italy e Central Mediterranean.
«Quando le donne hanno paura del giudizio e temono di dover nascondere aspetti fondamentali della loro salute, perdiamo il loro pieno potenziale», aggiunge Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean. «È in questi casi che la leadership può fare la differenza. Come leader abbiamo un’opportunità straordinaria: quella di proporre una narrativa diversa per creare un ambiente di lavoro improntato alla sicurezza psicologica, dove le donne possono esprimersi liberamente e dispiegare pienamente il proprio potenziale professionale».
«Questo lavoro di ricerca evidenzia da un lato la crescente sensibilità culturale verso i temi della salute femminile e dall'altro la permanenza di barriere, strutturali quanto psicologiche, che ne limitano la piena emersione e integrazione nei contesti lavorativi», spiega Marilisa D’Amico, coordinatrice di Human Hall e presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Università degli Studi di Milano. «Siamo in una fase di transizione, nella quale la salute femminile non può più essere considerata un ambito estraneo rispetto alle logiche organizzative e produttive, ma deve essere ricondotta entro il perimetro delle responsabilità istituzionali di impresa. È esattamente questo il tipo di impatto che la ricerca universitaria pubblica può e deve avere: tradurre l'analisi scientifica in strumenti concreti per le istituzioni e le organizzazioni. La tutela della salute femminile rientra in un principio di giustizia sostanziale, coerente con i parametri costituzionali, e impone di riconoscere e tutelare le specificità dei percorsi di vita e di salute delle donne».
La ricerca evidenzia come la salute mestruale resti un tabù, spesso percepito come privato (55%) e raramente affrontato sul lavoro: circa il 46% del campione totale non ha mai discusso di salute mestruale sul lavoro (48% uomini, 43% donne). Tra i motivi, la paura del giudizio, più alta tra le persone che si riconoscono come LGBT+ (36%) rispetto alle rispondenti eterosessuali (22%). Eppure, le conseguenze posso essere rilevanti: il 68% segnala un impatto sulla qualità della vita lavorativa, mentre il 31% dice di doversi assentare quasi ogni mese a causa del ciclo. Nonostante ciò, solo una donna su 5 si confronta con il proprio team leader in merito. Un dato significativo riguarda le discriminazioni legate al ciclo mestruale, riportate dal 10% delle lavoratrici: le principali modalità segnalate sono le aggressioni verbali (38%), e il rallentamento di carriera (14%). D’altra parte, il 60% del campione si dichiara favorevole all’introduzione di misure dedicate, come congedi retribuiti (64%), flessibilità (62%) e garanzie di non impatto sulla carriera (66%).
La menopausa è una fase della vita femminile di cui si parla ancora poco. Tra le principali barriere comunicative, emerge soprattutto la paura del giudizio, che è anche più alta tra le persone con disabilità (37% vs. 29% per le persone senza disabilità). Sul lavoro, circa una lavoratrice su due in menopausa o perimenopausa riporta un peggioramento della qualità della vita lavorativa, con effetti che si concentrano su: stanchezza (49%) e aumento dello stress (43%). In alcuni casi (1 su 4) le lavoratrici si devono assentare per motivi legati alla menopausa. Anche se il tema è ancora poco discusso - solo 1 lavoratrice su 6 dichiara di averne parlato con il proprio team leader - oltre il 60% del campione è favorevole a misure di supporto come congedi retribuiti, garanzie di non impatto sui percorsi di carriera, coperture assicurative o programmi di formazione per i team leader.
Il desiderio di genitorialità e le difficoltà di concepimento toccano circa una persona su dieci tra gli intervistati: il 34% del campione ha dovuto intraprendere trattamenti medici specifici, come la stimolazione ormonale o la fecondazione in vitro. Nonostante la rilevanza statistica, il tema è ancora poco discusso: di fatto, solo il 29% ha affrontato l'argomento con il proprio superiore e la barriera principale rimane la volontà di mantenere la riservatezza, ma anche il timore circa l'impatto sulla carriera. A fronte di questa situazione, oltre il 60% del campione concorda sull'urgenza di implementare garanzie contro l'impatto negativo sulla carriera, congedi retribuiti specifici e una maggiore formazione per i manager.
L'interruzione di gravidanza è un’esperienza tutt’altro che rara e marginale: il 17% ella popolazione intervistata dichiara di aver vissuto un’interruzione spontanea, mentre l'interruzione volontaria (IVG) riguarda circa il 9% dei soggetti. Nonostante l’aborto e l’interruzione di gravidanza siano dunque molto più diffusi di quanti ci si immagini, solo il 35% delle persone ne parla con facilità. In ambito lavorativo, le ripercussioni principali includono difficoltà di concentrazione (35%), aumento dello stress (28%) e una sensazione di spossatezza (23%). E dal punto di vista logistico, il 55% delle persone ha dovuto assentarsi dal lavoro, con una media di assenza che si attesta intorno ai 5 giorni. Sul fronte delle policy, emerge una conoscenza ancora limitata delle tutele esistenti, ma oltre il 60% degli intervistati esprime un consenso sull'urgenza di implementare misure strutturali.