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The future of technology in Europe

Sovranità tecnologica europea, innovazione ed AI in quattro scenari

Authors: Jordan Bish, Dr. Andreas Gentner

 

In un mondo sempre più complesso e interconnesso, l’Europa1 continua ad affrontare barriere strutturali per la sua crescita. Garantire una crescita resiliente e una prosperità duratura è una priorità condivisa da aziende e governi in tutto il continente.

Le recenti tensioni geopolitiche hanno messo in luce una vulnerabilità critica: la grande dipendenza dell’Europa da fonti esterne per materiali e servizi essenziali. Questa dipendenza espone a rischi rilevanti sia la resilienza nazionale che quella regionale. Allo stesso tempo, l’innovazione tecnologica, in particolare il campo dell’intelligenza artificiale (AI), è un motore di crescita economica e competitività globale. Tuttavia, l’Europa è oggi in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina per quanto riguarda la propria capacità di scaling di grandi aziende influenti nel campo AI, il che testimonia un crescente divario negli investimenti tecnologici e la presenza di preoccupazioni sempre più urgenti sulla capacità europea di innovazione e sulla sua sovranità tecnologica.

La sfida per la crescita dell’Europa è chiara. Le regioni del mondo che crescono più rapidamente presentano due caratteristiche fondamentali: sono meno dipendenti da catene di fornitura esterne per le proprie attività principali e guidano la corsa globale nella tecnologia e nell’AI. L’Europa, al contrario, non dispone di nessuna delle due caratteristiche. Le sue vulnerabilità geopolitiche mettono in evidenza i rischi legati alla dipendenza da fattori esterni, mentre la sua posizione di terzo player nel settore AI rispetto a Stati Uniti e Cina, unitamente ai suoi precedenti limitati nella commercializzazione delle innovazioni e nella capacità di trattenere i talenti tecnologici, mette a rischio la sua futura leadership tecnologica.

Di fronte a queste sfide, la domanda è: cosa può fare l’Europa per superarle e rafforzare al contempo la propria sovranità tecnologica e la propria capacità di innovazione? Il Centre for the Long View di Deloitte affronta questa domanda esplorando quattro scenari estremi ma plausibili, che potrebbero influenzare la traiettoria della sovranità tecnologica e dell’innovazione in Europa nel prossimo decennio, in un contesto globale in rapida evoluzione.

Il futuro della tecnologia europea

L’Europa sarà un leader tecnologico nel prossimo decennio? Quale ruolo giocherà la sua industria tecnologica nel cogliere il potenziale di innovazioni come l’AI, il calcolo quantistico e altre tecnologie di frontiera? Soprattutto, come può evitare di arretrare ulteriormente nella competizione globale verso l’innovazione tecnologica e il successo dei propri business?

La posizione dell’Europa, come pioniere, seguace o ritardatario nello sviluppo e nell’adozione di nuove tecnologie, ha da tempo implicazioni sia geopolitiche che economiche. In un’epoca di crescenti tensioni globali e di partnership internazionali sempre più fragili, la resilienza nella digitalizzazione è essenziale tanto per i governi quanto per le imprese europee. Al centro di questa resilienza vi è il concetto di “sovranità tecnologica”: la capacità di sviluppare, controllare e sfruttare in modo indipendente le tecnologie critiche.

La sovranità tecnologica e l’innovazione non sono cruciali soltanto per il settore tecnologico europeo, ma anche per le industrie tradizionali che fanno leva sul digitale per trasformare processi e modelli di business.

Il Centre for the Long View di Deloitte, insieme a un team di esperti di tecnologia europei, ha definito quattro scenari distinti che descrivono possibili futuri per l’industria tech del continente. Gli scenari si basano su una metodologia consolidata e distintiva, già applicata al mercato tedesco e successivamente adattata a una prospettiva paneuropea.

Pur essendo volutamente estremi, questi quattro scenari restano plausibili. Indicano che il futuro digitale dell’Europa dipenderà dalla sua capacità di coltivare innovazione domestica, sfruttando al contempo i benefici dell’AI per generare esiti positivi sul mercato del lavoro e mitigare i rischi sociali. Analizzando questi futuri possibili, policy maker, leader di imprese, autorità di regolamentazione e investitori possono prendere oggi decisioni più informate – decisioni che determineranno se, nel prossimo decennio, l’Europa diventerà un hub tecnologico forte, resiliente e sovrano.

Per avere successo, l’Europa deve valorizzare i propri punti di forza digitali già esistenti: una profonda competenza B2B, standard di qualità elevati, un sistema educativo robusto, una cooperazione transfrontaliera efficace all’interno del mercato unico e un tessuto di piccole e medie imprese (PMI) specializzate che rappresentano l’ossatura dell’economia. L’obiettivo non è replicare la Silicon Valley o la Cina, ma promuovere un’evoluzione digitale radicata nei valori e nei punti di forza specifici dell’Europa.

IA e geopolitica: due fattori dirompenti che guidano il cambiamento

Il futuro digitale dell’Europa è destinato a trasformarsi in profondità nel prossimo decennio, spinto dalla combinazione di due forze dirompenti: l’intelligenza artificiale e la geopolitica. Ciascuna, presa singolarmente, ha un impatto rilevante; insieme, creano una dinamica di cambiamento senza precedenti che coinvolge tutti gli attori dell’area.

1. AI: una pietra miliare per il cambiamento tecnologico

L’AI esiste da decenni, ma i recenti progressi nelle capacità generative e nell’elaborazione del linguaggio naturale (natural language processing - NLP) l’hanno reso molto più accessibile e utile per un’ampia platea di utenti. Tutto ciò ha innescato una rapida espansione dei casi d’uso e accelerato l’innovazione, alimentata da ingenti flussi di capitale.L’AI sta diventando un componente cruciale di questi processi, paragonabile alle reti energetiche, diventando fondamentale per il funzionamento della società. L’AI Abilita nuovi modelli di business e offre importanti efficienze operative, ma introduce anche un insieme articolato di rischi: dalla privacy alla sicurezza, dalla responsabilità all’impatto sociale.L’Europa si confronta con una sfida regolatoria particolarmente complessa, dovendo armonizzare oltre 20 regimi nazionali differenti, a differenza degli approcci più unitari adottati negli Stati Uniti e in Cina. Il modo in cui regolazione e innovazione evolveranno insieme nel contesto europeo sarà un fattore determinante per la futura leadership del continente nell’AI.

2. La tecnologia diventa geopolitica

La rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina, insieme a partnership transatlantiche sempre più fragili, sta frammentando mercati globali e catene di fornitura. Più del 90% della capacità dei data center dedicati all’AI è oggi controllata da queste due potenze, un dato che evidenzia la dipendenza europea in questo ambito2.

Tecnologia e digitalizzazione sono diventate elementi centrali nella competizione geopolitica, con impatti sull’accesso a materie prime, brevetti, capacità di produzione di semiconduttori e infrastrutture dati. In risposta, la Commissione europea ha reso la sovranità tecnologica una priorità, attraverso iniziative come il Digital Decade, il Chips Act e l’AI Act, sostenute da strategie nazionali degli Stati membri, tra cui il piano “France 2030”, il nuovo Ministero del Digitale in Germania e le strategie di digitalizzazione dei Paesi nordici.Accelerare l’innovazione e, parallelamente, ridurre le dipendenze da fattori esterni è diventato un elemento chiave dell’agenda per la competitività dell’Europa.

Attori digitali nel panorama tecnologico europeo

Sette gruppi chiave di stakeholder plasmeranno il percorso di digitalizzazione dell’Europa e il suo sviluppo come polo tecnologico. Il loro ruolo e la loro influenza variano sensibilmente a seconda dei quattro scenari: i “vincitori” in uno scenario possono essere i “perdenti” in un altro. Le descrizioni che seguono riflettono la situazione fino al 2026 e potrebbero cambiare in modo significativo nei prossimi dieci anni.

 

Sette gruppi di stakeholder

  • Tendono a essere di medie dimensioni, con ASML come unica azienda europea tra le prime 20 società tecnologiche globali per capitalizzazione di mercato. Sebbene esistano alcuni grandi player nell’hardware, a dominare sono il software e i servizi.
  • Le specializzazioni regionali differiscono: Germania e Austria sono leader nei software B2B e nell’Industry 4.0; la Francia eccelle nella ricerca in ambito AI e nelle tecnologie aerospaziali e della difesa, i Paesi nordici sono specializzati nella finanza digitale e nella cleantech, Paesi Bassi e Belgio si concentrano sull’IT per la logistica e sui semiconduttori.
  • Queste aziende mantengono strette partnership con le industrie tradizionali, come l’automotive, la meccanica e la finanza, e rappresentano abilitatori fondamentali per la digitalizzazione degli altri settori.
  • I colossi tecnologici statunitensi e cinesi dominano il mercato europeo come principali fornitori di tecnologia e piattaforme. Definiscono gli standard e, in alcuni casi, offrono ecosistemi proprietari e servizi esclusivi.
  • Gli hyperscaler forniscono servizi cloud su larga scala con infrastrutture complete, fungendo da piattaforme per l’AI e altre nuove tecnologie. Nel 2025, i provider cloud con sede negli Stati Uniti detenevano l’85% del mercato europeo3.
  • Includono nuove aziende e PMI ad alta intensità di ricerca, che svolgono un ruolo creativo nell’industria tecnologica europea e sono produttrici di innovazione digitale.
  • Tech hub come Berlino, Parigi, Amsterdam, Stoccolma, Londra, Monaco e Barcellona offrono un ecosistema denso e favorevole all’innovazione.
  • La loro competitività globale dipende in modo significativo dall’accesso ai capitali e ai talenti qualificati.
  • Operano in un contesto europeo in cui gli atteggiamenti prevalenti e i fattori culturali all’interno dell’ecosistema più ampio spesso limitano gli incentivi per le aziende a scalare e maturare oltre le fasi di start-up e crescita, con molti founder che privilegiano strategie di exit precoce rispetto a piani di espansione di lungo periodo.
  • In particolare, la meccanica e l’ingegneria impiantistica, ma anche il settore automotive, stanno evolvendo da produttori di beni a fornitori di servizi digitali, in stretta integrazione con le aziende tech europee.
  • Portano con sé un know-how settoriale distintivo, ma devono affrontare una crescente concorrenza da parte di player internazionali.
  • Cruciali per lo sviluppo delle competenze digitali delle future generazioni e per affrontare la carenza di talenti. Il solido sistema educativo europeo offre una base su cui costruire la crescita dei prossimi dieci anni.
  • Iniziative come Horizon Europe, Erasmus+ e la European Universities Initiative promuovono la cooperazione transfrontaliera nella ricerca e la mobilità dei talenti.
  • Conducono una ricerca di base di successo, ma spesso devono a loro volta intraprendere un percorso di trasformazione digitale.
  • Le politiche UE e degli Stati membri determinano le priorità di investimento nel digitale e influenzano la configurazione dell’ambiente di mercato.
  • Definiscono il quadro per concorrenza, innovazione, protezione dei dati, governance dell’AI e sovranità tecnologica.
  • La governance multilivello europea (UE, nazionale, regionale) presenta sia sfide di coordinamento sia opportunità per approcci differenziati.
  • Attori come la Commissione europea, la EIB (European Investment Bank) e l’EIC (European Innovation Council) guidano gli investimenti strategici e definiscono il quadro delle politiche.
  • Programmi come Digital Europe, il Chips Act europeo e InvestEU mobilitano risorse significative per la trasformazione digitale.
  • Questi attori sovranazionali consentono di attuare economie di scala e misure coordinate che i singoli stati membri non sarebbero in grado di realizzare da soli.

Un mercato con numerosi fattori di influenza

Per sviluppare previsioni plausibili sul futuro del settore tecnologico europeo, il Centre for the Long View di Deloitte ha identificato 90 driver rilevanti nello sviluppo futuro. Tali driver sono emersi da interviste con esperti, analisi di trend e modelli predittivi basati sull’AI, con l’obiettivo di cogliere le complesse interazioni tra forze politiche, economiche, tecnologiche, scientifiche e sociali che avranno un impatto decisivo sul futuro dell’industria tecnologica in Europa.

L’importanza di ciascun driver è stata valutata e validata da un panel di esperti e classificata in base al livello di incertezza e di influenza. Questo processo ha portato a distinguere due categorie particolarmente rilevanti per la definizione degli scenari.

  1. Trend critici: fattori trainanti con uno sviluppo prevedibile e un forte impatto sul futuro della digitalizzazione.
  2. Incertezze critiche: fattori con un’influenza significativa, ma con probabilità o tempistiche di manifestazione difficili da prevedere.

90 driver che determinano il futuro della digitalizzazione

Fonte: analisi Deloitte

Domande chiave per lo sviluppo degli scenari

“I trend critici” e “le incertezze critiche” sono ugualmente importanti per il futuro della digitalizzazione in Europa. Tuttavia, nello sviluppo dei nostri scenari ci concentriamo inizialmente in misura maggiore sulle incertezze critiche, perché saranno queste a determinare quale dei nostri quattro scenari emergerà. Abbiamo quindi esaminato 27 incertezze critiche in termini di rilevanza e di interdipendenza, le abbiamo raggruppate come mostrato nella Figura 3 e ne abbiamo ricavato due domande chiave che inquadrano il futuro del settore tecnologico europeo:

Le due domande chiave sono:

  1. Quale sarà il livello di sovranità dell’Europa digitale tra dieci anni?
  2. In che modo le nuove tecnologie cambieranno il mercato del lavoro europeo?

Queste domande costituiscono gli assi della matrice degli scenari: la prima riflette il forte slancio dell’AI e della sovranità tecnologica, la seconda mette in evidenza il ruolo fondamentale del mercato del lavoro per la prosperità dell’Europa. Insieme, forniscono il framework per esplorare i quattro scenari distinti che plasmeranno il settore tecnologico del continente.

Scenario matrix

Fattori comuni e non comuni

Le numerose incertezze critiche mostrano che il futuro tecnologico dell’Europa non può essere previsto con sicurezza. Oltre agli assi della matrice degli scenari, diversi fattori chiave, tuttora incerti, influenzeranno tutti e quattro gli scenari e sono considerati come segue:

Sebbene l’AI sarà ben consolidata in Europa nell’arco di un decennio, l’evoluzione dei framework etici e regolatori rimane incerta. Una regolamentazione efficace è complessa e deve tenere il passo con i rapidi sviluppi dell’AI, ma le tensioni geopolitiche rendono improbabile l’adozione di regole globali uniformi. È inoltre incerto se la governance sarà guidata dal mondo aziendale, dai governi o dalla società. L’AI Act dell’UE fornisce un primo quadro europeo, ma restano dubbi sul fatto che possa rallentare la capacità dell’Europa di tenere il passo con l’innovazione in ambito AI rispetto a regioni caratterizzate da livelli di regolamentazione più bassi.

Le tecnologie emergenti, in particolare l’AI, dimostreranno un potenziale dirompente nei prossimi dieci anni, con conseguenze significative per gli utenti. Mentre le possibilità tecniche possono essere previste con relativa certezza, è molto meno chiaro come reagiranno consumatori e imprese. Il livello di accettazione potrà variare ampiamente tra fasce demografiche e culture diverse: il Nord Europa tende a essere più aperto alla tecnologia, mentre lo scetticismo è più forte nell’Europa meridionale e orientale. Le reazioni potrebbero spaziare da un’adozione entusiastica a una resistenza attiva.

Un mondo “post-privacy”, in cui i dati personali sono liberamente accessibili e la privacy non esiste più, potrebbe emergere entro dieci anni a causa dell’aumento dell’uso dei dati e dell’AI. Tuttavia, preoccupazioni etiche, resistenze dell’opinione pubblica e interventi regolatori (che si innestano sull’eredità del GDPR) potrebbero impedirlo. La forte posizione europea a tutela della privacy potrebbe definire un percorso specifico, con implicazioni per la sua leadership nell’AI.

Il futuro grado di libertà delle piattaforme digitali in Europa è incerto. Regolamenti dell’UE come il Digital Markets Act e il Digital Services Act potrebbero fungere da modello per altri paesi, ma gli Stati Uniti restano cauti rispetto a una regolamentazione nazionale e considerano le norme europee potenzialmente svantaggiose per le imprese americane. Questa dinamica genera incertezza e possibili tensioni geopolitiche4.

Il capitale di rischio è fondamentale per l’innovazione digitale in Europa, ma i livelli di investimento negli ultimi anni si sono stagnati o addirittura ridotti5. Fattori chiave sono i programmi pubblici in grado di mobilitare capitali privati e ridurre il rischio per gli investitori, così come il corporate venture capital, che consente investimenti mirati e strategici nelle start-up. Resta da vedere se l’Europa riuscirà a creare una rete di finanziamenti che sostenga i tassi di apertura delle start-up e garantisca competitività. Iniziative come la European Savings and Investments Union (SIU) e la European Tech Champions Initiative (ETCI) potrebbero migliorare la situazione, ma superare la frammentazione dei mercati finanziari nazionali è cruciale.

Previsioni affidabili

Nonostante le incertezze sopra descritte, il confronto con gli esperti evidenzia diversi fattori trainanti caratterizzati da elevata influenza e alta probabilità di realizzazione. Tre previsioni chiave emergono in modo trasversale in tutti e quattro gli scenari.

Entro il prossimo decennio, l’AI sarà profondamente integrata in tutti i settori in Europa. Oltre ad automatizzare le attività di routine, soluzioni di AI specializzata supporteranno i professionisti, ad esempio aiutando i medici a individuare e trattare precocemente le malattie. Per i consumatori, l’AI abiliterà esperienze iper-personalizzate, tra cui la progettazione su misura di prodotti, esperienze di acquisto immersive e interventi di prevenzione personalizzati tramite dispositivi indossabili.

Con l’espansione della digitalizzazione e della connettività, i rischi di cyberattacchi e di uso improprio dei dati aumenteranno sensibilmente, amplificati dalla crescente domanda di dati da parte dell’AI. Il miglioramento continuo delle misure di sicurezza sarà fondamentale, rendendo le normative in materia di cybersecurity e protezione dei dati sempre più importanti.

Tra dieci anni, le aziende progetteranno in misura sempre crescente prodotti e processi intorno ai canali e alle tecnologie digitali. I modelli digital-first diventeranno predominanti, offrendo maggiore efficienza, capacità di raggiungere i clienti e flessibilità. App e piattaforme online saranno punti di contatto standard con il cliente, con l’AI che abiliterà servizi su misura e altamente personalizzati.

I quattro scenari

I quattro scenari qui presentati sono volutamente estremi e stimolanti, ma restano plausibili. Questa è l’essenza dello scenario analysis: esplorare una gamma di futuri possibili che mettano in discussione le convinzioni attuali e aiutino gli stakeholder a prepararsi all’incertezza. Ciascuno scenario evidenzia traiettorie diverse che la trasformazione digitale dell’Europa potrebbe seguire, modellate dalle scelte in materia di innovazione, regolamentazione, talento e sovranità.

L’Europa è riuscita a trasformare la sua forza di continente di “campioni nascosti” (piccole e medie imprese che eccellono in una nicchia pur rimanendo in gran parte sconosciute al grande pubblico) in una leadership globale nella tecnologia. Gli esperti europei celebrano il successo nei mercati digitali B2B globali con soluzioni altamente specializzate, operando allo stesso livello dei principali trendsetter tecnologici mondiali. La nuova formula del successo, la “European digital excellence”, combina l’expertise tradizionale con l’innovazione digitale. Le grandi aziende europee e le medie imprese stanno definendo standard globali con le proprie piattaforme. L’Europa stabilisce i benchmark per l’Industry 5.0 – esseri umani che lavorano fianco a fianco con tecnologie avanzate e robotica – e contribuisce a plasmare i mercati digitali globali. Il mercato unico europeo funge da potente trampolino di lancio per le aziende che scalano a livello mondiale.

Il settore tecnologico europeo è quasi raddoppiato in dieci anni, generando ricavi annui superiori a 3 trilioni di euro6, di cui oltre la metà derivante dall’export di servizi digitali. Diversi ex player di nicchia sono diventati fornitori globali di piattaforme da miliardi di euro. Sulla base della formula “domain knowledge + digitalizzazione = leadership globale di mercato”, le aziende europee stanno orientando il mercato mondiale delle soluzioni digitali industriali.

La trasformazione del mercato del lavoro è realizzata attraverso una “doppia digitalizzazione”, sostenuta da un solido sistema educativo europeo con diversi punti di forza (formazione duale in Germania, Austria e Svizzera; università tecniche in Francia; formazione pratica nei Paesi Bassi). Dieci milioni di persone lavorano nell’economia tecnologica e digitale europea. Emergono nuove qualifiche ibride, come il “digital mechanical engineer” o l’“AI chemist”. Certificazioni digitali e micro credential riconosciute a livello UE abilitano l’apprendimento permanente e la mobilità professionale.

Il quadro regolatorio digitale è pragmatico e promuove l’innovazione garantendo al contempo la qualità. L’European Trust Label è riconosciuto a livello internazionale come garanzia di qualità. Gli istituti di certificazione europei attestano la conformità dei sistemi di AI. I decisori politici agiscono da abilitatori, accelerando le autorizzazioni per i progetti digitali, creando un quadro regolatorio completo e pragmatico per l’innovazione e investendo in modo massiccio nell’educazione digitale. La strategia digitale dell’UE armonizza gli approcci nazionali senza indebolire i punti di forza regionali.

L’Europa diventa un hub di innovazione privilegiato per i colossi tecnologici internazionali, ospitando numerosi centri di innovazione e R&S. Pur contribuendo a plasmare la trasformazione digitale, non è però alla guida e rimane dipendente da decisioni prese altrove. Gruppi provenienti dal Nord America e dall’Asia gestiscono molti centri di R&S sul continente, dove gli ingegneri europei combinano in modo unico precisione e capacità innovativa. Le aziende europee sono partner di sviluppo molto richiesti per le soluzioni digitali industriali.

L’industria tecnologica europea è cresciuta di oltre il 60% in dieci anni, fino a 2.400 miliardi di euro, trainata da massicci investimenti esteri. Le imprese europee beneficiano in qualità di co innovatori e implementatori di fascia alta. Emerge un nuovo modello: “Developed in Europe, owned by Silicon Valley and Shenzhen”. Le start up hanno un orientamento globale e vengono spesso acquisite dai grandi player, mentre le PMI forniscono innovazione alle piattaforme globali.

Circa 7 milioni di persone lavorano per aziende tech internazionali – metà direttamente e metà tramite partner e fornitori. Le retribuzioni sono elevate, soprattutto nei grandi hub tecnologici come Monaco, Parigi, Amsterdam, Berlino, Stoccolma e Barcellona. L’Europa beneficia di un “brain gain”, poiché talenti internazionali arrivano per occupare posizioni nel settore tecnologico. Le università europee si trasformano in fabbriche di talenti a forte orientamento pratico, formando laureati molto richiesti in tutto il mondo. La collaborazione tra big tech e istituzioni educative europee favorisce lo sviluppo dei giovani talenti.

L’Europa si posiziona come estremamente favorevole all’innovazione, accelerando il rilascio di visti per i profili tecnologici (EU Blue Card 2.0), introducendo regole flessibili sull’orario di lavoro e offrendo agevolazioni fiscali per la R&S. La strategia nei confronti dei colossi tecnologici extra europei privilegia la cooperazione rispetto al confronto. La protezione dei dati è affrontata in modo pragmatico, con utenti che accettano consapevolmente l’utilizzo dei propri dati in cambio di servizi migliorati.

L’Europa ha sviluppato propri campioni tecnologici continentali che producono soluzioni eccellenti, ma altamente specializzate e complesse, che faticano a scalare a livello globale. La rigorosa protezione dei dati e gli elevati standard tecnici trasformano l’idealismo europeo in una sorta di maledizione. Le ambizioni politiche di sovranità digitale portano a rigorose politiche di “Buy European Digital”. Di conseguenza, alternative europee come EuroCloud ed EuroGPT dominano il mercato interno: sono innovative e potenti, ma isolate a livello internazionale e non scalabili.

I ricavi annuali ristagnano poco sopra il trilione e mezzo di euro. Il settore rimane un leader tecnologico, ma privo di reale portata globale. Automazione ed efficienza massimizzano la produttività in tutti i settori; tuttavia, il mercato del lavoro subisce perdite occupazionali a causa di un adattamento insufficiente alle nuove tecnologie. I campioni digitali europei sono redditizi ma di piccola scala, mentre le esportazioni diminuiscono a causa di standard non compatibili. Emerge un’economia a due velocità: isole high-tech prospere si contrappongono a industrie tradizionali in contrazione.

Una digitalizzazione pervasiva e tecnologie dirompenti approfondiscono le fratture sociali e quelle del mercato del lavoro. A una élite digitale benestante e altamente qualificata si contrappone una fascia molto più ampia di popolazione sotto occupata. I programmi di formazione e riqualificazione non riescono a soddisfare la domanda del mercato digitale. Le disparità regionali si ampliano: i poli tecnologici come Parigi, Monaco, Stoccolma e Amsterdam prosperano, mentre altre aree – tra cui il Mezzogiorno italiano, le zone rurali dell’Europa orientale e le regioni strutturalmente deboli dell’Europa occidentale – restano indietro. La mobilità sociale è stagnante, con opportunità limitate per chi è al di fuori dell’élite digitale. Le tensioni politiche tra “digitale” e “analogico” plasmano le elezioni, e i movimenti euroscettici guadagnano consensi criticando la “dittatura digitale di Bruxelles”.

Il protezionismo tecnologico domina l’agenda politica. La sovranità digitale diventa un fine in sé. Una regolamentazione rigida protegge i fornitori europei, ma ostacola scalabilità, flessibilità e innovazione. Massicci sussidi alle imprese tech europee gravano sui bilanci nazionali. Crescono le tensioni all’interno dell’UE tra gli Stati membri che danno priorità alla sovranità digitale e quelli più aperti.

L’Europa diventa un ritardatario digitale, completamente dipendente da piattaforme e tecnologie straniere. Le aziende tecnologiche internazionali vedono l’Europa esclusivamente come un mercato di sbocco, evitando investimenti e partnership locali. Le imprese europee si affidano totalmente a servizi cloud e sistemi AI esteri, e persino le infrastrutture critiche funzionano su tecnologie e sistemi importati. Non avviene alcun trasferimento tecnologico, perché l’Europa acquista soltanto soluzioni ready-made, perdendo l’accesso diretto ai clienti a favore delle piattaforme straniere.

L’industria tech europea si riduce a 750 miliardi di euro di ricavi annui, la metà rispetto a dieci anni prima, mentre 800 miliardi di euro fluiscono ogni anno all’estero sotto forma di licenze e commissioni per le piattaforme. L’industria IT europea è praticamente crollata e le aziende tradizionali affrontano situazioni di insolvenza. L’Europa si sta trasformando in una regione digitale a basso costo: i semplici servizi online vengono gestiti localmente, mentre l’innovazione avviene altrove. Massicce importazioni digitali aggravano il deficit commerciale.

Il mercato del lavoro soffre una disoccupazione strutturale massiccia. Specialisti digitali altamente qualificati lavorano a salari bassi come sviluppatori offshore. Il lavoro su piattaforma, pagato al minimo, sostituisce i posti di lavoro con tutele sociali. Il ceto medio si erode rapidamente. I giovani si trovano di fronte a prospettive di carriera molto limitate, con conseguente fuga di cervelli verso Stati Uniti e Asia. I sistemi di welfare collassano sotto la pressione.

I decisori politici hanno di fatto capitolato di fronte alle piattaforme globali. I deboli tentativi regolatori vengono ignorati o aggirati dai grandi colossi tecnologici. L’Europa utilizza funzionari che viaggiano nella Silicon Valley e a Shenzhen supplicando per ottenere condizioni migliori. Il colonialismo digitale è diventato realtà. Gli algoritmi plasmano i destini europei con un controllo democratico solo nominale. L’UE è divisa e inefficace, e iniziative nazionali frammentate peggiorano ulteriormente la situazione.

I quattro scenari, at a glance

Scenario

Descrizione

Leader globale del mercato digitale

L’Europa riesce a trasformare la sua forza di continente di “campioni nascosti” in una leadership digitale globale, affermandosi sulla scena mondiale con soluzioni altamente specializzate.

Digital talent factory

L’Europa diventa un hub di punta per l’innovazione e lo sviluppo dei colossi tecnologici globali. Pur contribuendo a plasmare la trasformazione digitale, rimane dipendente da decisioni prese altrove.

Campioni digitali europei

L’Europa diventa un hub di punta per l’innovazione e lo sviluppo dei colossi tecnologici globali. Pur contribuendo a plasmare la trasformazione digitale, rimane dipendente da decisioni prese altrove.

La sfida per evitare la retrocessione digitale

L’Europa arretra e diventa un ritardatario digitale, povero di innovazione e completamente dipendente da piattaforme, servizi cloud e sistemi AI stranieri.

La visione strategica olistica: linee d’azione

Come possono i sette gruppi di stakeholder europei far progredire la digitalizzazione traendone al contempo beneficio? Rispondere a questa domanda è complesso, perché i due principali fattori dirompenti, l’AI e la geopolitica, eserciteranno una spinta eccezionalmente forte nei prossimi anni.

Non è più sufficiente limitarsi a osservare i nuovi trend e gli sviluppi di mercato all’interno dell’industria tech europea; gli attori devono adottare una prospettiva internazionale. Le politiche doganali e commerciali assumono sempre più una valenza strategica, partnership di lunga data perdono affidabilità e le catene di fornitura diventano più fragili.

Di conseguenza, gli operatori del settore tecnologico europeo devono riesaminare e adattare regolarmente le proprie strategie. I quattro scenari che abbiamo delineato offrono indicazioni preziose, consentendo alle imprese di definire strategie robuste e dinamiche, valide in tutti gli scenari o in scenari specifici. La considerazione sistematica di tutte le possibili evoluzioni costituisce la base per uno sviluppo strategico olistico, aiutando aziende e settore pubblico a rispondere con flessibilità a condizioni di mercato e sviluppi eterogenei.

Linee d’azione per le aziende

Le PMI europee e i loro “campioni nascosti” offrono prodotti e servizi altamente specializzati e spesso sono leader a livello globale. Questa expertise deve essere trasferita in modo sistematico al mondo digitale. Per avere successo nell’Industry 5.0, l’Europa deve puntare sui punti di forza delle PMI: processi decisionali rapidi, prossimità al cliente, flessibilità e capacità di innovazione. La cooperazione transfrontaliera e l’utilizzo del mercato interno come trampolino di lancio per l’espansione globale sono essenziali.

L’Europa deve bilanciare sovranità digitale e partnership globali, sviluppando nuove strategie di resilienza senza rimettere in discussione le collaborazioni esistenti. Soluzioni multi cloud o cloud ibrido, ad esempio, riducono le dipendenze integrando provider europei e capacità di calcolo on premises (“on prem”). La cifratura avanzata dei dati assume un’importanza crescente. Il motto deve essere: “Indipendenza senza protezionismo digitale”. Iniziative come Gaia X vanno sviluppate con coerenza e dotate di risorse adeguate.

L’AI è destinata a restare. Per competere a livello globale, le aziende europee devono integrare in modo sostenibile l’AI nei processi di business esistenti e sviluppare soluzioni su misura, sia per automatizzare i processi sia per aumentare le capacità delle persone. I provider tecnologici europei possono valorizzare il salto di qualità dell’AI posizionandosi come partner affidabili, con offerte resilienti e servizi cloud locali. È fondamentale sviluppare soluzioni di architettura dati e AI competitive a livello globale ed espandere in modo sistematico i punti di forza europei nell’AI industriale specializzata.

Raccomandazioni per il settore pubblico

La regolamentazione non deve diventare una merce di scambio politica di breve termine. Nonostante le pressioni (geo)politiche, i decisori devono considerare le implicazioni di lungo periodo dei framework digitali e ridurre tempestivamente la burocrazia. L’UE dovrebbe migliorare il coordinamento tra regolamentazioni nazionali ed europee e applicare in modo coerente il principio del “digital by default” nella pubblica amministrazione.

Le start up e le imprese tech innovative sono il motore di crescita dell’economia digitale europea. È quindi ancora più importante creare le condizioni affinché possano evolvere in grandi player tecnologici europei. Risulta cruciale rafforzare i canali di finanziamento tramite fondi pubblici (EIC, InvestEU, programmi nazionali) e migliorare le condizioni fiscali, legali e finanziarie per l’accesso a capitali privati. Semplificare i piani di partecipazione azionaria dei dipendenti e agevolare le procedure di visto e di naturalizzazione contribuisce ad attrarre i migliori talenti internazionali. Il completamento della Savings and Investments Union è essenziale per trattenere i capitali europei nel settore tech.

Le competenze digitali sono cruciali per la competitività dell’Europa. Allineare istruzione e ricerca alle esigenze dell’industria attraverso una formazione pratica sostiene la trasformazione sociale guidata dall’AI e dalle nuove tecnologie. L’ampliamento delle qualifiche riconosciute a livello UE, dei programmi Erasmus+ per i professionisti e della European Universities Initiative rafforzerà questa base.

Le capacità di coordinamento dell’UE superano quelle dei singoli Stati membri. Queste dovrebbero essere utilizzate in modo sistematico attraverso:

  • appalti congiunti per infrastrutture cloud e capacità di calcolo per l’AI
  • investimenti coordinati nelle tecnologie chiave, come semiconduttori e quantum computing
  • armonizzazione degli standard per garantire la scalabilità globale delle soluzioni europee
  • messa in comune delle risorse di ricerca in centri di eccellenza europei

Gli autori desiderano ringraziare Ralf Esser, Wanja Giessen, Helen Cerys Garbade Jones e Sophie Beerlage per il loro contributo a questo articolo.

1Per chiarezza, in questo articolo il termine “Europa” si riferisce all’Europa continentale o al più ampio continente europeo, e non all’Unione europea (UE). Eventuali riferimenti a regolamentazioni valide sull’intero continente riguardano norme dell’UE e sono esplicitamente identificate come tali, salvo diversa indicazione.

2Adam Satariano and Paul Mozur, “AI computing power is splitting the world into haves and have-nots,” The New York Times, 21 June 2025.

3Kai Nicol-Schwarz, “These four charts show how reliant Europe is on U.S. digital infrastructure,” CNBC, 13 February 2026.

4Raphael Satter and Alexandra Alper, “US orders diplomats to fight data sovereignty initiatives,” Reuters, 25 February 2026.

5Josh Lerner, “The venture capital challenge for Europe,” CEPR, 20 February 2026.

6Questa stima è derivata da precedenti analisi e simulazioni di Deloitte che prevedono la crescita del settore tecnologico europeo fino al 2030. Le proiezioni di ricavi presentate negli scenari sono basate su questa metodologia originaria.

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