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Preservare i distretti, favorire gli investimenti e non temere le aggregazioni: ecco le mosse chiave per rafforzare il sistema moda italiano

Consolidamento dei distretti, investimenti strategici e più aggregazioni. Sono queste le azioni chiave per garantire la competitività e la centralità del sistema moda italiano di fronte ai cambiamenti del mercato internazionale secondo la ricerca Deloitte “WHY ITALIA - Le manifatture nella moda” che abbiamo presentato alla Camera dei Deputati nel corso dell’evento “L’impatto delle crisi globali sul Made in Italy. Prospettive e interventi per il comparto della moda”.

Lo studio mette in evidenza la rilevanza dei distretti e delle filiere – pezzi fondamentali del sistema moda italiano che è necessario preservare da delocalizzazione, acquisizioni straniere e invecchiamento imprenditoriale. Per questo è necessaria una convergenza di interventi pubblici mirati a mantenere le manifatture nei territori di origine, supportare la successione generazionale e investire in infrastrutture condivise.

La sfida riguarda soprattutto le micro e piccole imprese, che spesso incontrano difficoltà nell’accesso al credito e, quindi, hanno una minore capacità di investimento: per sostenerle è necessario un sistema di credito agevolato, finanziamenti a fondo perduto per investimenti strategici e un supporto tecnico-manageriale, ma anche una maggiore propensione alle aggregazioni, ormai decisive per preservare la competitività nel contesto globale.

Un dato che emerge particolarmente positivo riguarda l’occupazione: nel periodo 2022-2024 i distretti hanno registrato una crescita dell’8,6%. La Toscana guida questa crescita, mentre Veneto e Lombardia sono le uniche regioni in cui il numero medio di dipendenti per azienda supera le cento unità, segno di strutture solide e ben organizzate che investono in capitale umano qualificato.

Osservando il periodo 2018-2024, è chiaro che le aziende che hanno realizzato investimenti distintivi sono quelle che hanno saputo meglio fronteggiare gli alterni andamenti dei mercati di riferimento. Analizzando, invece, l’andamento degli utili per classe dimensionale in relazione all’evoluzione dei tassi di interesse, emerge un meccanismo chiave che ha influenzato la crescita recente del sistema produttivo italiano: nella fase 2018-2020, caratterizzata da tassi di interesse molto bassi e da una facilità di accesso al credito, le microimprese hanno registrato un’elevata crescita della redditività. Successivamente, invece, con il cambio del ciclo monetario e l’aumento dei tassi di interesse, gli utili delle microimprese hanno iniziano a rallentare, fino a contrarsi visibilmente nel 2024.

Le grandi imprese, al contrario, hanno mostrato una traiettoria più solida: dopo il calo del 2020, non solo hanno recuperato rapidamente, ma hanno continuato a crescere anche durante il periodo di tassi elevati del 2022-2024. In particolare, nel passaggio dal 2023 al 2024, con il repentino innalzamento dei tassi da parte della Bce, gli utili delle piccole imprese sono diminuiti del 19,3%, a fronte di un aumento per le grandi imprese arrivato al +44,5%.

All’interno del campione di analisi dello studio Deloitte, la quota maggioritaria di imprese è rappresentata da micro e piccole realtà, contraddistinte da un forte radicamento locale ma anche da una maggiore esposizione alla volatilità della domanda e ai cambiamenti di mercato. Nel periodo 2018-2024, sono proprio le aziende di questo tipo ad aver subito gli impatti più forti derivanti dai mutamenti delle condizioni di mercato.

Dall’analisi della struttura, emerge che le medie e grandi imprese, pur rappresentando poco più dell’11,9% del totale, generano circa il 69,3% del fatturato complessivo.  Queste aziende hanno una dimensione sufficiente per investire e l’agilità necessaria per innovare. Al contrario, le micro e piccole imprese, che insieme rappresentano l’88,1% del totale di aziende, producono meno del 31% del fatturato. Nel complesso, dunque, il settore si presenta con una ristretta cerchia di grandi player che concentrano oltre un terzo del valore, una vasta rete di micro e piccole imprese più esposte a fattori esogeni e, nel mezzo, la solidità delle medie imprese della manifattura specializzata.