Ormai da diversi anni, e mai come oggi, il mondo del lavoro sta vivendo una trasformazione senza precedenti. La tecnologia accelera i cambiamenti, l’intelligenza artificiale impone di ripensare i confini organizzativi e mette in crisi l’autorialità. Inoltre le organizzazioni si reinventano, il senso e la direzione del lavoro si modificano e le aspettative dei lavoratori evolvono rapidamente. In questo contesto, la connessione tra persona e organizzazione – un elemento chiave per la performance e l’engagement – rischia di indebolirsi, mancando di rispondere ad alcune delle domande che le persone si pongono rispetto al senso del proprio lavoro.
Nasce da queste premesse il concetto di stagility, introdotto dal Global Human Capital Trends Report 2025 di Deloitte, ovvero la capacità di creare simultaneamente stabilità per i lavoratori e agilità per le organizzazioni, con l’obiettivo di conciliare le differenti sfide che il mercato ci pone di fronte. Servono nuovi “ancoraggi” che consentano alle persone di appartenere, di sentirsi radicate, pur operando in contesti fluidi e in rapido cambiamento.
Nello scenario italiano i dati confermano questa tensione anticipata dalla nostra ricerca, dal momento che a settembre 2025 il tasso di occupazione secondo l’Istat è rimasto stabile al 62,7% e i contratti a tempo indeterminato hanno registrato un saldo positivo di +325.000, mentre quelli a termine sono diminuiti, oltre alle forme più flessibili come il lavoro intermittente che sono cresciute (+29.000) secondo i dati diffusi da Inps. Sempre l’Istat ha evidenziato come le retribuzioni contrattuali crescano del 2,6% su base annua, ma il potere d’acquisto reale rimanga inferiore del 8,8% rispetto al 2021.
In generale lo smart working e i modelli ibridi si consolidano, mentre l’adozione dell’AI nelle imprese italiane continua a crescere, aprendo nuove possibilità di organizzazione e collaborazione. Questi numeri – e i tanti esempi di aziende che hanno invertito la rotta sulle strategie di lavoro flessibile – evidenziano che lavoratori e aziende percepiscono instabilità e necessitano di nuovi punti di riferimento: purpose chiaro, team fluidi, percorsi di sviluppo basati sulle competenze e non sui ruoli.
Proprio per questo motivo e per affrontare l’instabilità, le aziende possono agire su tre livelli di “ancoraggio”. Sul primo livello per ancorare il lavoro, ossia ridefinirlo non in base alla mansione, ma al valore effettivo generato, con e senza il supporto dell’AI. Sarà sempre più fondamentale, infatti, integrare AI e tecnologie per supportare i lavoratori, migliorare processi e collaborazione trasversale così come favorire team multidisciplinari capaci di adattarsi rapidamente ai bisogni del business. Sul secondo livello bisogna ancorare l’organizzazione, passando da strutture rigide a reti fluide di team orientati a obiettivi chiari, creando ecosistemi interni ed esterni per accedere a competenze diverse e, allo stesso tempo, definire missioni e scopi tangibili che offrano stabilità anche in contesti dinamici. Infine è necessario ancorare il lavoratore, valorizzando e facendo emergere competenze, potenziale e passioni più che ruoli o titoli. In questo modo sarà possibile favorire sempre di più percorsi di crescita laterali e opportunità esterne, promuovendo comunità interne e reti di supporto che rafforzino il senso di appartenenza.
Il vantaggio strategico di un approccio basato sulla stagility, ci ricorda che le organizzazioni capaci di combinare stabilità per le persone e agilità strutturale ottengono un duplice beneficio: engagement più alto, innovazione e performance migliorata, ma anche la capacità di adattarsi rapidamente a cambiamenti imprevisti. La stabilità non è più un dato acquisito: va costruita attraverso cultura, organizzazione e strumenti tecnologici, in un equilibrio dinamico tra certezza e potenziale.
In Italia, dove la trasformazione digitale e l’adozione dell’AI stanno accelerando, ma restano ancora inferiori rispetto alle medie di altri mercati internazionali, la stagility diventa una leva critica per attrarre e trattenere talenti, sviluppare competenze e mantenere un vantaggio competitivo sostenibile. La sfida, dunque, non è certo scegliere tra stabilità o agilità, sacrificando uno dei due poli in favore di un aurea mediocritas, bensì offrire entrambe contemporaneamente, creando un ecosistema di lavoro capace di sostenere persone e organizzazioni nel lungo periodo.