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La parità di genere non è soltanto una questione di equità. È una questione di crescita, innovazione e coesione sociale. È una leva strategica per la competitività delle imprese e per il futuro del Paese.
Nel 2025, il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese si è attestato al 58%, contro una media europea del 71,3%. Dietro questo divario ci sono milioni di donne il cui talento, che potrebbe contribuire allo sviluppo economico e sociale, non è valorizzato.
Ho aperto con questo dato il mio intervento al secondo WEP Forum, lo scorso 26 maggio a Milano, perché credo racconti una verità scomoda. Il ritardo italiano non è una fatalità: è il risultato di un sistema in cui lavoro retribuito, lavoro di cura, modelli organizzativi e progressione di carriera restano profondamente intrecciati. Per questo non bastano interventi isolati. Servono trasformazioni sistemiche, strumenti integrati e un cambiamento culturale capace di incidere sui processi decisionali delle organizzazioni.
In questa prospettiva, i Women’s Empowerment Principles (WEPs), promossi da UN Women e UN Global Compact, rappresentano un framework concreto per tradurre l’impegno per la parità in azioni misurabili. Oggi sono sottoscritti da oltre sin più di 190 Paesi; in Italia ad oggi contiamo 185 aziende. Il valore dei 7 principi WEPs sta nella capacità di collegare dimensioni diverse ma complementari: leadership, non discriminazione, benessere, formazione, filiere, advocacy e misurazione.
Partire dalla leadership è fondamentale. In Italia, nel 2024, le donne rappresentavano il 44,6% dei membri dei consigli di amministrazione delle grandi aziende quotate. Tuttavia, solo il 2,9% degli amministratori delegati era donna, contro una media europea del 7,8%. Questo dimostra che l’accesso ai luoghi in cui si definiscono strategie, investimenti e modelli organizzativi resta ancora limitato.
Allo stesso tempo, la continuità professionale rimane una criticità. Il gender pay gap sui guadagni annuali complessivi raggiunge circa il 21% e ogni anno oltre 60.000 donne lasciano il lavoro nel primo anno di vita del figlio. Servizi di cura, flessibilità, percorsi di rientro dalla maternità e cultura manageriale inclusiva non sono misure accessorie, ma condizioni essenziali per consentire alle donne di restare, crescere e contribuire nel tempo.
Un ulteriore nodo riguarda le competenze del futuro. Le donne rappresentano la maggioranza delle persone con istruzione terziaria, ma solo il 10,2% delle laureate proviene da percorsi STEM. Nelle professioni ICT in Italia, le donne sono appena il 17%. È una questione che riguarda insieme equità e competitività. Senza una piena partecipazione femminile nei settori che guideranno la crescita, dall’intelligenza artificiale al digitale, dalla clean tech alle biotecnologie, il Paese rischia di perdere una parte decisiva del proprio potenziale innovativo e di avere bias e meccanismi discriminatori proprio nei processi, come lo sviluppo e l’addestramento dei sistemi di AI, che orienteranno sempre più decisioni, servizi e modelli organizzativi.
Il valore dei WEPs sta proprio nella capacità di tradurre questi principi in azioni misurabili. Con questo obiettivo, durante il Forum è stata lanciata la Community WEP: creare uno spazio stabile di confronto per condividere pratiche, strumenti, metriche e apprendimenti, accompagnando le imprese nel passaggio dall’impegno alla realizzazione concreta.
Come Deloitte, crediamo che questa trasformazione sia possibile e soprattutto urgente. Lo facciamo attraverso il nostro impegno interno, con iniziative dedicate alla crescita e alla valorizzazione dei talenti femminili, e attraverso il contributo del nostro Public Policy & Stakeholder Relations Centre, che sostiene la collaborazione con UN Women Italy e promuove il dialogo tra imprese, istituzioni e società civile sui temi della parità di genere. In questo percorso, iniziative come HeForShe, che coinvolge uomini e ragazzi come alleati attivi nel promuovere l’uguaglianza di genere, e Orange the World, campagna globale di sensibilizzazione per prevenire e contrastare la violenza contro le donne, ci ricordano che la parità richiede il coinvolgimento di tutte e tutti, dentro e fuori le organizzazioni.
I dati ci dicono dove siamo. I WEPs ci indicano come muoverci. Ora la responsabilità è trasformare le evidenze in azioni concrete, perché la parità di genere non è una questione di donne: è una questione di futuro.