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Caldo record: la gestione del rischio climatico e l'IA per la salvaguardia del sistema produttivo italiano

Nel corso di questa estate, stiamo assistendo a più riprese a ondate di calore che stanno superando i record storici. In particolare, come riporta una nuova analisi condotta dagli scienziati di World Weather Attribution1, Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra meridionale hanno dovuto fare i conti con valori termici di 5-12°C al di sopra delle medie stagionali e livelli così elevati sono diventati ricorrenti durante questi mesi estivi. Non solo, le temperature massime diurne stanno crescendo a circa il triplo della velocità del riscaldamento globale. Questi eventi si inseriscono in una traiettoria climatica ormai evidente. Gli ultimi undici anni sono stati classificati dalla World Meteorological Organization come i più caldi della storia, con il 2024 e il 2025 che hanno registrato una temperatura media globale prossima a 1,5 °C in più rispetto ai livelli preindustriali2.

Tale quadro è confermato dalle ultime evidenze scientifiche raccolte nel report Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, elaborato da Deloitte con la collaborazione di esperti del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari, del team dell'area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) e di Ipsos-Doxa3. L’Europa, infatti, si trova in una posizione geografica particolarmente esposta al cambiamento climatico e presenta un tasso di riscaldamento delle temperature che è il doppio rispetto alla media globale. In particolare, il nostro Paese è tra quelli con l’accelerazione più alta, anche per la sua posizione nel Mediterraneo: le proiezioni multimodello convergono su un aumento superiore a 2°C rispetto ai livelli preindustriali già entro dieci anni.

La prima e più evidente conseguenza è quella delle ondate di calore, che stanno diventando sempre più intense, con proiezioni di crescita di quattro-cinque volte già al 2030 rispetto al livello storico e incrementi assoluti tra 30 e 58 giorni all'anno al 2050. Ma non solo. Al caldo anomalo si aggiunge l’aridificazione, che può avere una durata media prossima ai due mesi consecutivi nel Mezzogiorno, con conseguenze dirette su rese agricole, costi di approvvigionamento idrico industriale e stabilità delle concessioni irrigue. La siccità, inoltre, coesiste con l’intensificarsi degli eventi estremi, determinando un doppio rischio idrologico senza precedenti nella storia climatica italiana.

Questi fenomeni estremi hanno, e avranno sempre di più, un forte impatto sull’intero sistema economico-finanziario del Paese. In Italia, infatti, i nuovi modelli elaborati prevedono una progressiva riduzione del PIL fra l'1,6% e il 6% al 2050, a seconda dell'intensità dello scenario considerato e rispetto a un contesto non interessato da danni climatici. Vista la crescita anemica dell’economia del nostro Paese, questo porterebbe ad una diminuzione del 15% della crescita annuale del PIL nei prossimi due decenni. Il rallentamento dell’economia reale si riflette direttamente anche sulla sostenibilità della finanza pubblica, facendo emergere il debito pubblico come uno dei principali canali di propagazione dei rischi climatici. Infatti, la probabilità che in Italia questo superi il 200% del PIL, raggiungendo una zona di forte criticità fiscale, si attesta al 21-24% in assenza di danni climatici, e al 39-44% quando si verificano.

Entrando nel merito di alcuni settori dell’economia, i danni diretti annui alle infrastrutture italiane causati dal cambiamento climatico potrebbero aumentare da circa 0,4 miliardi di euro all’anno a circa 2 miliardi entro il 2030 e circa 5 miliardi al 2050. Considerando gli effetti indiretti, il costo totale stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l'anno al 2050.

Tali impatti non riguardano solo edifici, trasporti e telecomunicazioni, ma si estendono anche alle infrastrutture energetiche, indispensabili per far fronte all’aumento della domanda di elettricità dovuto alle temperature in crescita, eppure sempre più esposte agli effetti delle ondate di calore. Diversi sono gli esempi. Tra i più recenti c’è la decisione del gruppo francese EDF di fermare temporaneamente alcuni reattori nucleari come misura ambientale di precauzione. Con l’arrivo della terza ondata di calore che ha colpito il Paese da maggio, infatti, la temperatura dei fiumi è aumentata sensibilmente. In queste condizioni, se utilizzata anche per raffreddare i reattori, l’acqua si riscalderebbe troppo, e una volta reimmessa nei bacini fluviali potrebbe danneggiare gli ecosistemi4. Spostandoci in Italia, è la produzione idroelettrica che sta subendo in particolar modo gli effetti del caldo: nel mese di giugno sono stati prodotti solo 3.827 GWh, il 23,7% in meno rispetto a quanto generato a giugno 20255. Immediato è quindi il rischio che, per soddisfare la domanda di elettricità, il mercato debba ricorrere maggiormente alla generazione da gas e carbone, fonti però ancora esposte all’instabilità delle continue tensioni geopolitiche.

Quello delle infrastrutture è solo uno dei comparti dell’economia italiana impattati dal rischio climatico. Un altro settore che sta riscontrando delle criticità è certamente il turismo, che prevede una contrazione della domanda fino all'8,9% nel caso di un forte aumento della temperatura media (+4 °C) e perdite dirette per circa 52 miliardi di euro. In uno scenario di aumento di 2 °C, tali perdite ammontano a circa 17 miliardi di euro.

Nonostante il quadro sia tutt’altro che positivo, le piccole e medie imprese italiane risultano ancora poco consapevoli del rischio climatico e poco mature per affrontarlo in maniera sistemica e strategica. Il report di Deloitte evidenzia infatti che solo il 34%6 attribuisce a questo tema un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio. Un dato che rispecchia la scarsa preparazione delle PMI: appena il 14% ha implementato misure a supporto della continuità operativa e della resilienza del business e solo il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici. Inoltre, rimane ancora prevalente il ricorso a soluzioni tradizionali, in quanto non più del 18% utilizza strumenti digitali, tra cui l’intelligenza artificiale, per la gestione del rischio climatico fisico.

Sul fronte degli investimenti, le imprese sono orientate un orizzonte temporale massimo di cinque anni (83% del campione) e optano per un importo complessivo inferiore a 100.000 euro entro tre anni (77%). Tra le voci di investimento dominano le coperture assicurative, a conferma che vi è ancora una limitata diffusione di approcci strutturati che integrino il rischio climatico nei modelli di business.

A differenza di quanto osservato tra le PMI, alcune grandi imprese mostrano già un livello di maturità più avanzato, incorporando la resilienza climatica nei processi decisionali e adottando un approccio più strategico alla gestione del rischio.

In generale, per costruire un sistema imprenditoriale strutturalmente resiliente e dotato di una strategia solida e orientata nel lungo termine, è necessario prevedere un’azione coordinata con le istituzioni, il sistema finanziario e gli attori del territorio per raccogliere risorse e sviluppare competenze, oltre che promuovere una maggiore chiarezza normativa e regolatoria, e una visione condivisa sugli obiettivi. Per questa ragione, il rapporto di Deloitte ha identificato dieci ambiti prioritari di intervento utili a ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo italiano e che rappresentano anche un'opportunità di ammodernamento infrastrutturale, di efficientamento dei processi e di riposizionamento competitivo per il nostro Paese. Riguardo alla sfera pubblica, sono state raccolte alcune raccomandazioni rivolte ai policymaker, con l’obiettivo di intervenire in maniera mirata sul contesto di policy in cui il tema del rischio climatico si inserisce.

In questo scenario, l'intelligenza artificiale si afferma come un abilitatore strategico per la gestione del rischio climatico, sia a supporto delle strategie aziendali sia delle politiche pubbliche. Le sue applicazioni coprono l'intero ciclo di gestione del rischio: dalla valutazione della vulnerabilità degli asset e dalla pianificazione degli interventi di adattamento, ai sistemi di monitoraggio e allerta precoce, fino al supporto alla risposta durante gli eventi estremi e alle attività di recupero post-disastro.

Per le imprese, l'IA rappresenta quindi uno strumento in grado di accelerare e rendere più efficaci i processi di adattamento climatico, trasformando grandi quantità di dati in informazioni utili per anticipare i rischi, orientare gli investimenti e rafforzare la resilienza di asset, infrastrutture e supply chain.

Nella fase di pianificazione e adattamento, alcuni modelli di IA stanno già dimostrando performance superiori ai modelli numerici tradizionali nelle previsioni meteorologiche, mentre i digital twin integrati con IA permettono di simulare gli effetti di eventi estremi sulle infrastrutture. Sul fronte del rilevamento durante l’evento, gli Early Warning Systems basati su IA combinano dati meteorologici, satellitari e IoT per anticipare alluvioni, ondate di calore, incendi boschivi, etc. supportando l’attuazione dei piani di emergenza e la messa in sicurezza di persone e infrastrutture critiche. A testimonianza del loro ruolo cruciale, per esempio, uno studio ha stimato che una più rapida individuazione degli incendi boschivi in Australia può contribuire a evitare perdite dirette comprese tra 100 e 300 milioni di dollari all’anno, a seconda dei tempi di rilevamento e di risposta7. Nella fase di recupero post-evento, infine, soluzioni di damage assessment automatizzato (come la soluzione Deloitte OptoAI) riducono significativamente i tempi di ispezione post-evento, supportano nella prioritizzazione strategica degli interventi e consentono di diminuire del 15-30% gli sprechi di materiale.

Complessivamente, secondo le stime Deloitte, l'applicazione dell'IA alla gestione dei danni diretti alle infrastrutture potrebbe generare risparmi annuali globali tra i 70 e i 110 miliardi di dollari entro il 20508.

In questo ambito, Deloitte ha sviluppato una soluzione multi-agentica su Solaria, la piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale lanciata dal network, per permettere alle aziende di interrogare in modo dinamico la base dati climatica, facilitare la valutazione di esposizione al rischio e l’effettiva vulnerabilità degli asset per aiutare gli imprenditori e le imprese nella loro pianificazione finanziaria delle iniziative di adattamento.

In particolare, la soluzione interagisce con una base dati costruita su diverse tipologie di hazard climatici (per molteplici scenari e orizzonti temporali) integrando inoltre i dati sulla vulnerabilità di diverse tipologie di immobili ed asset e offrendo al contempo un portfolio di soluzioni di adattamento specifiche per diversi rischi fisici. Lo strumento, in tempi estremamente rapidi, permette alle aziende di valutare l’esposizione dei propri asset, la quantificazione dei potenziali danni legati agli eventi climatici e i costi per le relative azioni di adattamento, semplificando e velocizzando l’analisi di costo-opportunità delle imprese. Si tratta di un approccio strutturato divenuto ormai imprescindibile, che non si basa unicamente sulla gestione del rischio, bensì sulla capacità di governare la trasformazione tecnologica in atto per guidare il cambiamento, e non subirlo, grazie al supporto strategico delle nuove soluzioni digitali a nostra disposizione.

In un contesto in cui gli eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi, la capacità di anticipare il rischio climatico rappresenta ormai un elemento essenziale della competitività delle imprese e della resilienza del sistema economico. L'integrazione di dati scientifici, strumenti digitali e strategie di adattamento consente infatti di trasformare un rischio sempre più concreto in una leva per orientare gli investimenti, rafforzare la continuità operativa e accompagnare la transizione verso un modello di sviluppo più resiliente.

1. World Weather Attribution, 2026.
2. World Meteorological Organization (WMO), 2026
3. Deloitte, 2026
4. Euronews, 2026
5. Terna, 2026
6. Il campione di riferimento comprende 350 piccole e medie imprese distribuite in modo omogeneo sul territorio italiano e intervistate telefonicamente, tra febbraio e marzo 2026, a partire da un questionario strutturato. Dal punto di vista settoriale, il campione analizzato presenta una concentrazione significativa nei settori della logistica (31%) e delle costruzioni (32%), che sono particolarmente esposti agli impatti fisici del cambiamento climatico.
7. Deloitte, 2025
8. Deloitte, 2025