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Photo Grant di Deloitte 2026

  • Maria Turchenkova vince la sezione Segnalazioni con il progetto fotografico Numb State
  • Il riconoscimento per la Open Call è stato assegnato ad Angela Ponce per il progetto AYLLU - Famiglia
  • Il progetto di Maria Turchenkova sarà protagonista di una mostra in Triennale Milano, dal 16 ottobre al 29 novembre 2026

La fotografa documentarista russa Maria Turchenkova (1987), con il progetto Numb State, si è aggiudicata il premio nella sezione Segnalazioni del Photo Grant di Deloitte 2026, il premio fotografico internazionale promosso da Deloitte Italia con il patrocinio di Fondazione Deloitte, in collaborazione con Triennale Milano, con la direzione artistica di Denis Curti e il team di Still Love.

La fotogiornalista e fotografa documentarista peruviana Angela Ponce (1994) è invece la vincitrice della sezione Open Call con l’idea progettuale AYLLU - Famiglia.

Nato con l’obiettivo di stimolare il dibattito sulle principali sfide - economiche, sociali e politiche - della nostra epoca, il premio esplora quest’anno il tema Proximities. Fotografe e fotografi sono stati invitati a indagare le molteplici dimensioni della prossimità - sociale, economica e relazionale - e le forme di divario che caratterizzano il nostro tempo. In un contesto segnato da crescenti disuguaglianze, dalla mediazione tecnologica delle relazioni e dalla frammentazione del tessuto sociale, il concetto di prossimità assume nuove e complesse configurazioni. La fotografia è stata quindi chiamata a osservare e raccontare queste dinamiche, rendendo visibili le relazioni, le connessioni e le esclusioni che modellano la nostra vita quotidiana.

Con il premio a Maria Turchenkova e ad Angela Ponce confermiamo l’altissimo livello artistico raggiunto dal nostro Photo Grant. Le opere vincitrici di quest’anno sono potenti, attualissime e danno piena concretezza all’obiettivo che ci siamo posti fin dalla nascita del premio: sostenere la fotografia non solo come forma di espressione artistica ed estetica, ma anche come linguaggio capace di raccontare le grandi questioni del nostro tempo, in linea con la missione culturale della nostra Fondazione. Una soddisfazione che si rinnova guardando ai numeri della sezione Open Call, che ha raccolto oltre mille candidature di giovani fotografe e fotografi di tutto il mondo: un segnale chiaro di quanto sia importante continuare a sostenere la fotografia emergente e, insieme, la conferma di quanto il nostro Photo Grant si stia affermando come punto di riferimento a livello internazionale.

Guido Borsani, Presidente di Fondazione Deloitte

«Nel lavoro di Maria Turchenkova ci ha colpito la grammatica narrativa, molto originale: è riuscita a declinare il tema della guerra, una realtà oggi fortemente presente nelle nostre vite, senza necessariamente mostrarne i lati più cruenti ed evidenti, ma rimanendo sempre sulla soglia di un linguaggio artistico in cui il colore assume un ruolo centrale», dichiara Denis Curti, direttore artistico del Photo Grant di Deloitte. «Questa idea di un Paese e delle persone che lo abitano, incapaci di reagire e fare sistema, è raccontata con una tecnica visiva di grande delicatezza, in cui prevale il blu, il colore del cielo e del sonno. La giuria ha riconosciuto in Numb State un lavoro capace di coniugare ricerca espressiva e necessità di documentare l’attualità. Un progetto che crea un dialogo perfetto tra etica ed estetica, perché l’estetica fine a sé stessa non ci è mai interessata.»

Anche quest’anno, il Photo Grant di Deloitte si conferma tra le più importanti opportunità dedicate alla giovane fotografia contemporanea. L'edizione 2026 ha registrato oltre mille candidature nella sezione Open Call, con una crescita di circa l'8% rispetto al 2025. Un risultato che testimonia la forte dimensione internazionale dell'iniziativa:  il 7,2% delle candidature proviene dall'Africa, con la Nigeria come principale Paese rappresentato, mentre il 6,7% arriva dall'Asia, trainata dall'India e, a seguire, dalla Cina (4%).

Il lavoro Numb State di Maria Turchenkova sarà protagonista di una mostra in Triennale Milano, dal 16 ottobre al 29 novembre 2026, che ospiterà anche  Go Live di Atefe Moeini, l’artista iraniana vincitrice della sezione Open Call 2025. Sarà inoltre presentata anche un’anteprima del progetto AYLLU - Family di Angela Ponce, vincitrice della sezione Open Call 2026.

Numb State di Maria Turchenkova

Sviluppato a partire dal 2014, il progetto fotografico Numb State di Maria Turchenkova esplora la continuità tra la violenza dell’epoca sovietica e la Russia contemporanea, oggi segnata dalla guerra in Ucraina.

Costruito attraverso anni di viaggi in tutto il Paese, il lavoro indaga come l’eredità della repressione continui a permeare il paesaggio e la coscienza collettiva russa, riportando alla luce una memoria mai realmente elaborata.

«Sono cresciuta negli anni Novanta, un breve periodo in cui la Russia sembrava aprirsi dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Con il tempo, però, questo orizzonte si è progressivamente chiuso, mentre il Paese tornava verso l'autoritarismo, la militarizzazione e infine la guerra», racconta Maria Turchenkova.

Il progetto prende le mosse dalla storia del Gulag, il sistema di campi di lavoro forzato che per decenni ha segnato milioni di vite, lasciando un trauma rimasto privo di un autentico riconoscimento pubblico: le vittime non sono mai state commemorate collettivamente e le responsabilità non sono mai state pienamente riconosciute.

«Attraverso lunghi viaggi in tutta la Russia, ho compreso quanto profondamente la sua stessa geografia sia ancora segnata dalla repressione sovietica», spiega la fotografa.

Intere città, ferrovie e regioni industriali furono costruite attraverso il lavoro forzato e la sofferenza, mentre generazioni sono cresciute in luoghi plasmati da questa storia senza conoscerne l’origine. Oggi le tracce fisiche di quel passato stanno scomparendo, cancellate dal tempo e, sempre di più, dagli sforzi statali di riscrivere la storia. Eppure, quella memoria persiste, incorporata nel territorio e nella società, continuando a influenzare comportamenti e coscienza collettiva in modi sottili ma duraturi.

In questo scenario, la guerra in Ucraina e la crescente repressione delle voci contrarie al conflitto hanno fatto riemergere meccanismi di sopravvivenza tipici della vita sotto una tirannia: conformismo, ripiegamento su sé stessi, erosione dei legami sociali e paralisi morale plasmata dalla paura.

Attraverso un linguaggio visivo sospeso e inquieto, scandito dalle immagini ricorrenti dei passeggeri addormentati sul treno Transiberiano - metafora di una fuga dalla realtà -, Numb State attraversa paesaggi segnati da storie cancellate e dalla silenziosa normalizzazione della guerra nella vita quotidiana. Un tempo arteria di collegamento lunga 9 mila chilometri tra l'ovest e l'est della Russia, la ferrovia trasporta oggi anche soldati e rifornimenti militari diretti verso il fronte ucraino, trasformandosi in un potente simbolo della continuità tra passato e presente.

Il progetto costruisce così un paesaggio psicologico in cui memoria, violenza e adattamento si intrecciano, rivelando come un trauma storico irrisolto continui a segnare l’esperienza contemporanea.  

«Cerco di avvicinarmi a ciò che spesso rimane invisibile: la persistente impronta psicologica del trauma trasmesso attraverso le generazioni. Per me, la fotografia diventa uno spazio di riflessione in cui la memoria collettiva non scompare, ma resta a stretto contatto con il presente, plasmandolo silenziosamente dall’interno», conclude Turchenkova.

La giuria del Photo Grant di Deloitte ha riconosciuto nel lavoro di Maria Turchenkova una grammatica narrativa originale e di grande forza.

L’autrice affronta il tema della guerra - realtà drammaticamente presente nel nostro tempo - scegliendo di sottrarsi alla rappresentazione dei suoi aspetti più espliciti. Il suo sguardo si colloca invece su una soglia più sottile, evocativa e profondamente poetica, costruendo un linguaggio visivo in cui la ricerca artistica e urgenza del racconto della realtà convivono in un equilibrio di grande intensità.

La giuria ha inoltre apprezzato la delicatezza della tecnica visiva, capace non di attenuare la forza del soggetto, ma di amplificarne la complessità emotiva e simbolica. Il progetto coniuga così una rigorosa e originale ricerca espressiva con la necessità, oggi più che mai urgente, di interrogare e documentare il presente.

AYLLU - Famiglia di Angela Ponce

Il progetto di Angela Ponce affonda le sue radici nella realtà del Perù contemporaneo, dove ogni anno circa 120.000 giovani migrano dalle aree rurali verso i centri urbani. Un esodo storico che oggi accelera drasticamente a causa delle disuguaglianze e dei danni del cambiamento climatico, che minacciano l’agricoltura e l’allevamento andini.

Con AYLLU (famiglia in lingua Quechua), l’autrice intende esplorare la trasformazione dei sistemi sociali e relazionali nelle comunità ad alta quota di Phinaya e Qiqo a Cusco. Dove la connettività è precaria, i dispositivi elettronici diventano veri e propri cordoni ombelicali: genitori e nonni si spingono sulle montagne alla ricerca di segnale per effettuare videochiamate ai propri figli e alimentare i telefoni con pannelli solari nelle abitazioni tradizionali.

Grazie al supporto del Photo Grant di Deloitte, il lavoro, che la fotografa realizzerà nei prossimi dodici mesi, metterà a confronto la partenza delle nuove generazioni verso l’ambiente urbano con la permanenza degli anziani tra le montagne. Un’indagine visiva su ciò che svanisce e su ciò che resiste, per documentare come il tessuto dell’Ayllu rifiuti di spezzarsi, trovando nella connessione digitale l’unico strumento contemporaneo per preservare la prossimità e l’affetto familiare.