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Banca d'Italia

Provvedimento del 6 novembre 2012: Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari – segnalazioni dei prefetti
L’articolo 27-bis, comma 1-quinquies, del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27, come modificato dal Decreto Legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito con modificazioni dalla Legge 18 maggio 2012, n. 62, introduce la possibilità per i prefetti di segnalare all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), relativamente a operazioni di finanziamento che implichino valutazioni del merito creditizio del cliente, comportamenti della banca ritenuti illegittimi o illeciti.
In relazione a questa innovazione legislativa, con il provvedimento in oggetto è introdotta una nuova Sezione VI-bis nelle disposizioni della Banca d’Italia sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari. Essa disciplina il procedimento applicabile davanti all’ABF a seguito delle segnalazioni prefettizie che possono avere a oggetto contestazioni relative alla mancata erogazione, al mancato incremento o alla revoca di un finanziamento, all’inasprimento delle condizioni applicate a un rapporto di finanziamento o a altri comportamenti della banca conseguenti alla valutazione del merito di credito del cliente. In base agli articoli 3 e 8 del Regolamento della Banca d’Italia del 24 marzo 2010 – concernente l’emanazione degli atti di natura normativa o di contenuto generale – il provvedimento non è stato sottoposto né a consultazione pubblica né ad analisi di impatto in considerazione sia del suo contenuto di mero raccordo con la legge sia dell’urgenza di definire quanto prima modalità uniformi e coerenti con il funzionamento dell’ABF per le segnalazioni che i prefetti possono svolgere in base alla legge stessa.

Provvedimento del 18 dicembre 2012: Disposizioni di vigilanza in materia di sanzioni e procedura sanzionatoria amministrativa
Le nuove disposizioni, introdotte con il Provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 10 gennaio 2013, n. 8,  entreranno in vigore il 1° febbraio 2013, si applicano ai procedimenti sanzionatori avviati dopo la loro entrata in vigore. Ai procedimenti amministrativi pendenti alla stessa data e fino alla loro conclusione continueranno a essere applicate le disposizioni previgenti.

Lettera Roneata n. 46586/13 del 15 gennaio 2013: Bilanci delle banche e degli intermediari finanziari e segnalazioni  di vigilanza delle banche
La Roneata è stata pubblicata a seguito dell’emissione, nel mese di ottobre 2010, da parte dello IASB, dell’emendamento dell’IFRS 7 “Disclosures - Transfers of Financial Assets”, omologato in ambito UE con il Regolamento n. 1205/2011 della Commissione del 22 novembre 2011 ed entrato in vigore dal 1° gennaio 2012, con decorrenza dai bilanci chiusi o in corso al  31 dicembre 2012 e dalle segnalazioni di vigilanza (Circolari nn. 115 e 272) riferite alla stessa data.
Tale emendamento richiede la pubblicazione di maggiori informazioni sulle operazioni di cessioni di attività finanziarie (ad esempio, cartolarizzazioni, pronti contro termine passivi) nelle quali gli intermediari cedenti mantengono una qualche forma di rischio sulle attività cedute (ad esempio, è richiesta l’indicazione del fair value sia delle attività cedute e non cancellate dall’attivo dello stato patrimoniale sia delle passività associate).
Le modifiche oggetto dell’emendamento, oltre a taluni dettagli informativi sui crediti deteriorati acquistati che, con l’occasione, sono stati inseriti, riguardano sia i bilanci  bancari che quelli degli intermediari finanziari diversi dalle banche.
In particolare, nel bilancio bancario le nuove informazioni contemplate nell’emendamento sono state inserite nella Circolare n. 262 “Il bilancio bancario: schemi e regole di compilazione”, nella Parte E “Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura”, Sezione 1 “Rischio di Credito”, Sottosezione C.2 “Operazioni di cessione”, nella quale sono già richieste talune informazioni contemplate nell’emendamento.
Simile intervento è stato operato nel bilancio degli intermediari finanziari diversi dalle banche, con modifiche apportate alle Istruzioni per la redazione dei bilanci e dei rendiconti degli Intermediari finanziari ex art. 107 del TUB, degli Istituti di pagamento, degli IMEL, delle SGR e delle SIM.
Coerentemente con tale intervento sul bilancio, e con le modifiche segnaletiche introdotte nella matrice dei conti (4° aggiornamento della Circolare n. 272), sono inserite talune nuove evidenze segnaletiche nelle segnalazioni di vigilanza consolidate (Circolare n. 115) e in matrice dei conti.

Con la Roneata in oggetto, Banca d’Italia fornisce inoltre alcuni chiarimenti in ordine alle corrette modalità di rilevazione, in bilancio e nelle segnalazioni, delle seguenti transazioni:

  •  commissione di istruttoria veloce;
  •  titoli ABS – coefficiente di rettifica (c.d. “pool factor”);
  •  contratti di amortising swap;
  •  pronti contro termine con sottostanti titoli in valuta;
  •  operazioni di cartolarizzazione;
  •  informativa comparativa nel bilancio bancario dell’esercizio successivo alla chiusura della procedura di amministrazione straordinaria.

Aggiornamenti Circolari

Circolare n. 154 – Segnalazioni di vigilanza delle istituzioni creditizie e finanziarie. Schemi di rilevazione e istruzioni per l’inoltro dei flussi informativi: 49° aggiornamento del 18 dicembre 2012 (in consultazione il 50° aggiornamento: Estensione agli intermediari finanziari)

Circolare n. 272  – Matrice dei Conti: 4° aggiornamento del 18 dicembre 2012 (in consultazione il 5° aggiornamento: Estensione agli intermediari finanziari)

Documenti in consultazione

Disposizioni di vigilanza  – Autorizzazione all’attività bancaria
L’esercizio dell’attività bancaria è subordinato, ai sensi dell’art. 14 del Testo Unico bancario (T.U.B.), alla preventiva autorizzazione della Banca d’Italia. La norma del T.U.B. indica i presupposti dell’autorizzazione e i criteri generali a cui la Banca d’Italia deve attenersi nella valutazione delle istanze. La materia è regolata, altresì, dalle Istruzioni di vigilanza per le banche (Titolo I, Capitolo 1, della Circolare n. 229 del 1999) per quanto concerne la specificazione tecnica dei presupposti e criteri previsti dalla legge, ivi compresi la documentazione e le informazioni da trasmettere alla Banca d’Italia e gli adempimenti preliminari e successivi all’autorizzazione.
Il documento pubblicato il 14 novembre 2012 per la consultazione (aperta fino al 14 gennaio 2013), recante lo schema delle nuove disposizioni di vigilanza sull’autorizzazione all’attività bancaria, propone linee di revisione normativa che si collocano nel quadro delle finalità di vigilanza sulle banche indicate dall’art. 5 del T.U.B.: sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, stabilità complessiva, efficienza e competitività del sistema finanziario, osservanza delle disposizioni in materia creditizia. Nella predisposizione del documento si è tenuto conto delle proposte della Commissione europea relative a un meccanismo di vigilanza unico (SSM) per le banche della zona euro. Si evidenzia:
- il rafforzamento della qualità e quantità del capitale delle banche previsto dal nuovo framework prudenziale di Basilea 3 che sarà trasposto nell’ordinamento dell’Unione europea e italiano attraverso il regolamento comunitario sui requisiti di capitale delle banche (CRR), la nuova direttiva sull’accesso all’attività bancaria (CRD4) e le relative disposizioni nazionali di recepimento;
- la regolamentazione in materia di acquisti e variazioni di partecipazioni nel settore finanziario, che disciplina i controlli sugli assetti proprietari di banche, imprese di assicurazione e riassicurazione, imprese di investimento;
- l’evoluzione normativa concernente l’organizzazione e il governo societario delle banche, con particolare riferimento alle disposizioni emanate dalla Banca d’Italia e alla prossima revisione delle disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e controlli interni delle banche e degli altri intermediari vigilati;
- la crescente attenzione prestata dai regolatori internazionali e italiani e dalla stessa Banca d’Italia al tema della compliance degli intermediari con le normative che regolano l’esercizio dell’attività, con particolare riferimento alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio;
- le innovazioni intervenute nella disciplina dei procedimenti amministrativi della Banca d’Italia nell’esercizio delle funzioni di vigilanza bancaria e finanziaria, introdotte mediante i regolamenti di attuazione della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni, nonché le novità in materia di semplificazione amministrativa introdotte nell’ordinamento;
- il riassetto organizzativo della Banca d’Italia, che ha inciso sull’organizzazione della funzione di vigilanza bancaria svolta dall’Istituto e sul connesso assetto di competenze dell’Amministrazione Centrale e delle Filiali.
La nuova disciplina, ivi compresi i nuovi minimi di capitale, sarà applicata dalla data di entrata in vigore delle disposizioni; i nuovi criteri saranno applicati anche alle istruttorie relative ai procedimenti amministrativi che a tale data risulteranno pendenti. Per le banche già autorizzate che eventualmente presentino un livello di patrimonio di vigilanza inferiore al nuovo minimo, nell’ambito del provvedimento di emanazione delle disposizioni, sarà previsto un termine – non inferiore a 24 mesi - entro il quale adeguarsi ai nuovi minimi.
In particolare, il livello di capitale iniziale delle banche neocostituite, determinato ai sensi dell’art. 14 del T.U.B., sarebbe innalzato nel modo seguente:
- a 10 milioni di Euro (da 6,3) per le banche costituite in forma di S.p.A. e per le banche popolari;
- a 5 milioni di Euro (da 2) per le banche di credito cooperativo e per le banche di garanzia collettiva di cui all’art. 13 del D. L. n. 269/2003 (cd. “banche confidi”)

Viene quindi mantenuta la tradizionale distinzione “per categoria istituzionale” fra banche S.p.A. e popolari, da un lato, e banche mutualistiche dall’altro (includendo nella categoria, oltre alle banche di credito cooperativo, anche le banche confidi, la cui regolamentazione è anche ad altri effetti assimilata a quella delle b.c.c.).
Sul piano regolamentare, l’incremento del capitale iniziale per tutte le categorie di banche è coerente con gli sviluppi della regolamentazione internazionale (Basilea 3) e comunitaria (regolamento CRR, direttiva CRD4) finalizzati a innalzare la quantità e qualità del capitale che le banche devono mantenere a fronte dei rischi dell’attività. In particolare, la nuova regolamentazione prudenziale prevede che il patrimonio di vigilanza delle banche sia costituito in misura preponderante da common equity (azioni ordinarie): sotto tale forma, infatti, dovrà essere costituito il capitale necessario per rispettare nel continuo i principali ratios e buffers prudenziali.
Anche in relazione a ciò nelle disposizioni in consultazione viene previsto che il programma di attività contenga prospetti che illustrino, fra l’altro, il calcolo dei requisiti prudenziali relativi ai rischi di “primo pilastro” (principalmente rappresentato dal common equity Tier 1 - CET1), il calcolo della riserva di conservazione del capitale e, se previste, della riserva di capitale anticiclica e della riserva di capitale a fronte del rischio sistemico (Sezione III, par. 1).
Con specifico riferimento alla soglia di 5 milioni di Euro su cui si attesterebbe il capitale iniziale delle b.c.c., essa realizzerebbe il completo allineamento al requisito minimo previsto dall’articolo 9 della direttiva 2006/48/CE.

Segnalazioni di vigilanza  –  attività di rischio e conflitti di interessi delle banche e dei gruppi bancari nei confronti di soggetti collegati
Il documento, pubblicato il 6 dicembre 2012 per la consultazione aperta fino al 21 gennaio 2013, riassume gli interventi necessari per introdurre nelle disposizioni segnaletiche delle banche gli schemi di rilevazione utilizzati a fini di vigilanza (Circolare n. 155 del 18 dicembre 1991 “Istruzioni per la compilazione della segnalazioni sul patrimonio di vigilanza e sui coefficienti prudenziali” e Circolare n. 154 del 22 novembre 1991 “Segnalazioni di vigilanza delle istituzioni creditizie e finanziarie. Schemi di rilevazione e istruzioni per l’inoltro dei flussi informativi”).
L’introduzione di schemi segnaletici, ai sensi della Circolare n. 263, Titolo V, Capitolo V, Sezione V, è resa necessaria a fini di vigilanza per la verifica e il monitoraggio: i) del rispetto dei limiti prudenziali per l’assunzione di attività di rischio nei confronti di soggetti collegati; ii) dell’osservanza delle procedure deliberative, ivi incluso il ricorso alle procedure “semplificate” previste nell’ambito della nuova disciplina. A tali fini, sono state introdotte 2 nuove Sezioni all’interno della Circolare n. 155, per disciplinare le segnalazioni su base individuale e consolidata.
La segnalazione su base individuale è articolata in 3 nuove aree informative al fine di raccogliere dati in merito alle: i) attività di rischio; ii) operazioni; e iii) operazioni di maggiore rilevanza realizzate dagli intermediari con soggetti collegati.
La segnalazione su base consolidata, invece, si limita alle sole attività di rischio.
Gli schemi segnaletici riferiti alle attività di rischio e alle operazioni rilevanti sono richiesti con frequenza trimestrale, mentre per le informazioni relative alle operazioni con soggetti collegati è prevista una frequenza annuale. I termini di invio sono allineati a quelli delle altre sezioni della disciplina prudenziale.

Segnalazione relativa all’archivio delle perdite registrate storicamente sulle posizioni in default
Il 31 dicembre 2012 la Banca d’Italia ha avviato la consultazione pubblica relativamente alla segnalazione all’archivio delle perdite registrate storicamente sulle posizioni in default il cui scopo è la costruzione di un archivio che raccolga dati sull’attività di recupero dei crediti svolta dagli intermediari vigilati (bancari e finanziari), che permetta di calcolare i tassi di perdita registrati storicamente sulle posizioni deteriorate (default). Il termine ultimo per l’invio di osservazioni, commenti e proposte è stato fissato entro 60 giorni dalla data di pubblicazione.
La costruzione di tale archivio è funzionale alla stima delle expected losses che tutti gli intermediari saranno chiamati a effettuare nell’ambito del nuovo modello contabile di impairment che sostituirebbe l’attuale modello - incurred losses - previsto dallo IAS 39.
La segnalazione ha anche finalità di vigilanza informativa sugli intermediari che adottano o intendono adottare i modelli interni avanzati per il rischio di credito (AIRB), con particolare riferimento al calcolo della loss given default (LGD).
Alla rilevazione sono tenuti a partecipare tutte le banche e gli intermediari finanziari italiani, a prescindere dalla metodologia (standardizzata o IRB - nella versione “base” e “avanzata”) utilizzata nel calcolo dei requisiti patrimoniali per il rischio di credito. Per finalità di monitoraggio specifiche, alcuni dettagli informativi sarebbero richiesti ai soli intermediari AIRB (ad esempio, i valori attuali delle variazioni di EAD e dei flussi di recupero e costo).
La segnalazione è su base individuale; quindi ciascun intermediario segnalante non deve procedere ad aggregazioni o compensazioni con i dati provenienti da altre società bancarie e finanziarie appartenenti al medesimo gruppo bancario. Tra le differenti metodologie che possono essere utilizzate per il calcolo della LGD, l’archivio adotta la cosiddetta workout LGD, ossia la metodologia basata sull’attualizzazione dei flussi di cassa positivi e negativi connessi con l’attività di recupero delle posizioni defaulted: il rapporto, alla data del default, tra il valore attuale netto di tali flussi e l’ammontare dell’Exposure at Default (EAD) costituisce il tasso di recupero dell’attività in default, il cui complemento all’unità rappresenta la misura della LGD.
La rilevazione segue una logica “ex post”. In particolare, i dati raccolti riguarderebbero esclusivamente le posizioni chiuse nel periodo di riferimento, mentre non formerebbero oggetto di rilevazione i flussi di recupero relativi a posizioni ancora aperte. Ciò implica che l’archivio non riguarda le LGD stimate dagli intermediari su posizioni che, in futuro, potrebbero andare in default, ma i tassi di perdita storicamente registrati su posizioni effettivamente andate in default e poi chiuse. Ai fini della segnalazione sarebbero, tuttavia, considerate anche le esposizioni che, ancorché non chiuse, risultino classificate in default per un periodo di 10 anni.
Ai fini della definizione di un’eventuale soglia di materialità per l’inclusione nella segnalazione delle posizioni chiuse (diverse dalle sofferenze), si richiede agli intermediari AIRB di indicare se tali soglie sono già utilizzate internamente ai fini della stima della LGD e, in caso affermativo, quale è l’ammontare.
La rilevazione ha carattere analitico; vengono pertanto censiti dati riferiti alle singole linee di credito in default (“dati individuali”). A tal fine viene chiesto il codice censito utilizzato nelle segnalazioni alla Centrale Rischi, in modo da poter desumere dalla relativa anagrafica le informazioni di classificazione della controparte (ad esempio, settore economico e area geografica).
La segnalazione, da produrre con frequenza annuale, decorre dal 1° luglio 2013. Il primo invio dei dati, riferito alla data contabile del 31 dicembre 2013, includerà le posizioni chiuse nel periodo 1° luglio - 31 dicembre del 2013. Per le rilevazioni successive, occorrerà fare riferimento alle posizioni chiuse nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre di ciascun anno.
Per rendere la segnalazione funzionale nel più breve tempo possibile si rende necessario, su base volontaria e limitatamente alle sofferenze, un “popolamento” con dati riferiti a posizioni già chiuse alla suddetta data di entrata in vigore (c.d. dati “passati”). Al fine di favorire la maggior raccolta di “dati passati”, per il “popolamento” vengono utilizzati criteri semplificati rispetto alla segnalazione ordinaria. Tali ultimi sono stati definiti anche sulla base delle indicazioni fornite dagli intermediari riguardo talune limitazioni attualmente esistenti negli archivi aziendali, che renderebbero difficoltosa (talvolta del tutto impossibile) per le posizioni già chiuse la ricostruzione dei dettagli informativi previsti nella rilevazione “a regime”.
Le informazioni da fornire vanno riferite alle posizioni chiuse nel periodo 1° luglio 2011 - 30 giugno 2013 e aperte dopo il 1° luglio 2003, nonché a posizioni che risultano ancora aperte alla data del 30 giugno 2013 e sono state classificate in default nel periodo 1° luglio 2001 – 30 giugno 2003.