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ISVAP

Provvedimento n. 2992 del 18 luglio 2012 recante modifiche ed integrazioni al Regolamento ISVAP n. 36 del 31 gennaio 2011 ed al Regolamento ISVAP n. 33 del 10 marzo 2010
Sono state apportate modifiche al Regolamento n. 36 del 31 gennaio 2011, concernente le linee guida in materia di investimenti e di attivi a copertura delle riserve tecniche di cui agli articoli 38, comma 2, 39, comma 3, 40, comma 3, 42, comma 3, e 191, comma 1, lettera D) del D. Lgs. n. 209 del 7 settembre 2005, al fine di consentire l’utilizzo, ai fini della copertura delle riserve tecniche, delle obbligazioni ed altri titoli di debito di cui all’articolo 157, comma 1, del D. Lgs. n. 163/2006 (c.d. project bond), emessi dalle società di progetto di cui all’articolo 156, dalle società titolari di un contratto di partenariato pubblico privato ai sensi dell’articolo 3, comma 15-ter, del medesimo decreto che operano nel settore delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, ospedaliere, delle telecomunicazioni e della produzione e trasporto di energia e fonti energetiche, nonché dalle società di cui all’articolo 157, comma 4, del D. Lgs. n. 163/2006.
Tali attivi sono considerati ammissibili nella misura massima del 3% delle riserve tecniche da coprire, in presenza delle seguenti condizioni:

  1. che si tratti di titoli emessi da società il cui bilancio sia sottoposto a certificazione;
  2. che le obbligazioni o gli altri titoli di debito emessi dalle predette imprese siano supportati dalle forme di garanzia previste all’articolo 157, comma 3, del D. Lgs. n. 163/2006, come modificato dall’articolo 41, comma 1, del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27 recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”.

Sulla base della vigente normativa, l’investimento in azioni di società esercenti la realizzazione e la gestione delle infrastrutture è consentito, con riguardo ai titoli negoziati in un mercato regolamentato o emessi da imprese il cui bilancio sia stato certificato da almeno tre anni, sia in via diretta, sia mediante l’acquisto di quote di OICR armonizzati che investono in tali titoli; l’investimento in titoli azionari che non posseggono tali requisiti è invece possibile mediante l’acquisto di quote di OICR aperti e/o di fondi chiusi di cui alla macroclasse A5) degli articoli 17 e 23 del Regolamento n. 36 del 31 gennaio 2011, che investono nei suddetti attivi.
A tal fine, con specifico riguardo ai fondi di cui alle classi A5.2a) e A5.2b), fermi restando i limiti massimi di utilizzo degli stessi (5% delle riserve tecniche), è stato ampliato il limite di concentrazione previsto in relazione al singolo fondo. Tale limite, attualmente fissato all’1% delle riserve tecniche da coprire, è esteso al 2% nel caso di OICR e di fondi chiusi che investono prevalentemente nel settore delle infrastrutture.
Gli articoli 17 e 23 del Regolamento n. 36 del 31 gennaio 2011 vengono pertanto modificati anche nella parte relativa al limite di concentrazione previsto per i fondi della macroclasse A5).
Sono infine modificati i modelli 1 e 4 degli allegati 3 e 4 del Regolamento n. 36. Le imprese utilizzeranno i nuovi modelli a partire dalla comunicazione relativa al quarto trimestre 2012.
Con riguardo, invece, agli attivi a copertura delle riserve tecniche del lavoro indiretto di cui all’articolo 42-bis, comma 1, del D. Lgs. n. 209/2005, l’utilizzo, ai fini della copertura delle riserve tecniche, degli investimenti effettuati nel settore delle infrastrutture non trova esplicite limitazioni nelle vigenti disposizioni, se non nei criteri generali previsti al Titolo II del Regolamento n. 33 del 10 marzo 2010.
Inoltre, anche tenuto conto di quanto previsto dall’Insurance Core Principle n. 15 della IAIS, nell’ambito dei principi di “sicurezza e risk assessability degli investimenti”, sono state integrate le disposizioni di cui alla Parte II - Titolo II “Sistema dei controlli interni e gestione dei rischi sugli investimenti” del Regolamento n. 36 del 31 gennaio 2011, al fine di prevedere che le imprese di assicurazione non facciano esclusivamente affidamento, nella valutazione del rischio di credito, sullo strumento del rating, dovendo invece condurre autonome valutazioni ai fini di una puntuale analisi dell’esposizione a tale tipologia di rischio; analizzino la rischiosità dei propri investimenti anche attraverso l'analisi degli investimenti sottostanti gli strumenti finanziari utilizzati e dei gestori dei fondi (c.d. look through) e  limitino l’investimento ai soli attivi per i quali sia possibile identificare, misurare, monitorare e gestire i relativi rischi.
Il Regolamento n. 36 viene altresì integrato per accogliere la disposizione già contenuta all’articolo 6, comma 5, del Regolamento Isvap n. 28, in base alla quale, indipendentemente dall’esercizio della facoltà di cui all’articolo 4, comma 1, del medesimo Regolamento, i titoli emessi da entità di cui sia stata dichiarata l’insolvenza o nei confronti delle quali sia stata avviata una procedura concorsuale sono iscritti nel registro delle attività a copertura delle riserve tecniche per un importo pari a zero.
E’ altresì inserita una nuova disposizione concernente i titoli emessi da Stati dell’Unione Europea che abbiano avviato una procedura di ristrutturazione del debito, per i quali è previsto che gli stessi siano iscritti nel registro delle attività a copertura delle riserve tecniche per un importo pari al loro presumibile valore di recupero.
Tali disposizioni sono aggiunte mediante l’inserimento di due nuovi commi all’articolo 28 (Criteri generali) del Regolamento n. 36 del 31 gennaio 2011.
Entrambe le suddette disposizioni sono coerentemente introdotte all’articolo 67 (Criteri di valutazione) del Regolamento n. 33 del 10 marzo 2010 in materia di accesso ed esercizio delle attività di riassicurazione di cui ai titoli V, VI, XIV, XVI  del D. Lgs. n. 209 del 7 settembre 2005.

Regolamento n. 43 del 12 luglio 2012 concernente l’attuazione delle disposizioni in materia di criteri di valutazione dei titoli di debito emessi o garantiti da Stati dell’Unione Europea introdotte dal Decreto Legge n. 216 del 29 dicembre 2011 convertito con Legge n. 14 del 24 febbraio 2012
Il Regolamento prevede l’abrogazione dei precedenti Regolamenti ISVAP n. 28 del 17 febbraio 2009 (in materia di criteri di valutazione degli elementi dell’attivo non destinati a permanere durevolmente nel patrimonio delle imprese di assicurazione) e n. 37 del 15 marzo 2011 (in materia di verifiche di solvibilità corretta) a seguito dell’emanazione del Decreto Legge n. 216 del 29 dicembre 2011 (cd. “Decreto Milleproroghe”), convertito con la Legge n. 14/2012, che ha modificato il Decreto Legge n. 185 del 29 novembre 2008 contenente misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione ed imprese (cd. “Decreto Anticrisi”), convertito con Legge n. 2 del 28 gennaio 2009. Tale decreto ha infatti modificato presupposti e modalità di esercizio della facoltà per le imprese di assicurazione di aderire ai regimi che erano stati introdotti dal Decreto Anticrisi variando, in particolare, l’articolo 15, commi da 13 a 15-octies.
Le modifiche ai Regolamenti prevedono le seguenti innovazioni: (i) il rinnovo delle misure anticrisi fino all’entrata in vigore delle disposizioni di attuazione della direttiva 2009/138/CE (cd. “Solvency II”); (ii) la limitazione delle stesse misure ai soli titoli di debito emessi o garantiti da Stati dell’Unione Europea; (iii) l’abrogazione delle soglie di ammissibilità in coerenza con il mutato scenario di riferimento.
In continuità con le precedenti disposizioni, le imprese che si avvalgono di tali facoltà devono effettuare accantonamenti di utili a riserva indisponibile e sono assoggettate ad un regime prudenziale che si sostanzia in una serie di regole di governo e requisiti di informativa pubblica e di vigilanza circa l’esercizio delle facoltà ed i relativi effetti sul margine di solvibilità individuale e di gruppo, nonché sugli attivi a copertura delle riserve tecniche. Al riguardo, nel Regolamento sono state rafforzate le prescrizioni in merito all’informativa di vigilanza, ai presidi di governance e di analisi dei flussi di cassa attesi, mentre restano invariate quelle concernenti le limitazioni nella distribuzione di dividendi e la corretta informativa al mercato.
Le modalità di esercizio dell’opzione prevedono  che l’organo amministrativo dell’impresa assuma tale decisione dopo aver valutato la coerenza della scelta con la struttura degli impegni dell’impresa stessa. Tale valutazione, adeguatamente formalizzata in un’apposita relazione sottoscritta dal responsabile della funzione di Risk Management, è redatta utilizzando ipotesi prudenziali ed è accompagnata da analisi di sensitività. Le modalità di funzionamento della riserva indisponibile prevedono anche un’adeguata informativa nella nota integrativa al bilancio. L’idoneità della copertura delle riserve tecniche dei titoli per i quali l’impresa abbia esercitato l’opzione di adottare il regime straordinario di valutazione in bilancio è accompagnata dalle seguenti misure cautelative: 1) obbligo di individuare ulteriori attivi del patrimonio libero d’importo pari alla differenza di valore tra i titoli per i quali è applicato il regime di valutazione facoltativo ed il relativo valore di mercato, al fine di valutare la presenza nel patrimonio dell’impresa di altri attivi ai quali ricorrere in caso di necessità; 2) potere di intervento dell’ISVAP nei casi di incidenza rilevante delle minusvalenze dei titoli in questione sul totale delle riserve tecniche da coprire; 3) tempistica massima entro la quale l’impresa deve presentare un piano di transizione per la copertura delle riserve tecniche nel caso in cui il valore di mercato dei titoli non sia stato recuperato prima di 6 mesi dall'entrata in vigore delle disposizioni di attuazione della direttiva 2009/138/CE. E’ previsto il riconoscimento a copertura del margine di solvibilità dei titoli per i quali l’impresa abbia esercitato l’opzione di adottare il regime di valutazione facoltativo per il valore iscritto in bilancio e viene riconosciuta l’ammissibilità a copertura del margine di gruppo della riserva indisponibile, individuando in quali voci dei modelli di vigilanza (Regolamento ISVAP n. 18 del 12 marzo 2008) tali importi debbano confluire. Viene imposto alle imprese che scelgono di utilizzare il regime facoltativo di comunicare all’Autorità, entro 15 giorni, l’assunzione di tale scelta unitamente ad un’informativa trimestrale, prevedendo, tra l’altro, la trasmissione di un allegato anche in formato elettronico. Tale comunicazione è dovuta anche in caso di cessazione dell’utilizzo del regime facoltativo.
La facoltà è applicabile a titoli di debito emessi o garantiti da Stati dell’Unione Europea destinati a permanere durevolmente nel patrimonio dell’impresa di assicurazione o riassicurazione italiana che li detiene e classificati tra le attività disponibili per la vendita nel bilancio consolidato utilizzato per le verifiche di solvibilità corretta. L’organo amministrativo dell’impresa che attua le verifiche di solvibilità deve formalizzare l’esercizio della facoltà tramite una delibera. In particolare, analogamente a quanto previsto dalle precedenti disposizioni anticrisi, si prevede che l’opzione sia esercitabile per i titoli che presentano una differenza positiva di valutazione tra il valore di iscrizione nel bilancio individuale e  quello di iscrizione nel bilancio consolidato dell’esercizio. Il calcolo della differenza di valutazione deve essere effettuato al netto della parte attribuibile agli assicurati ed imputato alle passività assicurative. Vengono disciplinate le modalità di intervento della società di revisione e l’ammissibilità della differenza di valutazione ai fini del margine di solvibilità corretto cui concorrono anche gli importi delle differenze di valutazione relative al portafoglio non durevole

Regolamento n. 44 del 9 agosto 2012 concernente la predisposizione del modello di relazione sull’attività antifrode di cui all’art. 30, comma 1, del D. L. n. 1 del 24 gennaio  2012 convertito, con modificazioni, in Legge n. 27 del 24 marzo 2012
L’articolo 30, comma 1, del D. L. n. 1 del 24 gennaio 2012 (c.d. “Decreto Liberalizzazioni”)  prevede che le imprese di assicurazione autorizzate ad esercitare il ramo r.c. auto trasmettano, con cadenza annuale, una relazione, predisposta secondo un modello definito dall’Autorità, con informazioni dettagliate circa il numero dei sinistri per i quali si è ritenuto  di svolgere approfondimenti in relazione al rischio di frode, il numero delle querele o denunce presentate all'Autorità giudiziaria, l'esito dei conseguenti procedimenti penali, nonché in ordine alle misure organizzative interne adottate o promosse per contrastare le frodi.
Il Regolamento n. 44 definisce il modello di relazione annuale da presentare all’Autorità che si compone da un documento in cui l’Organo amministrativo illustra la policy aziendale rispetto all’attività di prevenzione e contrasto delle frodi e da tre distinte sezioni.
La prima sezione contiene una serie di quesiti volti a misurare, complessivamente, il grado di organizzazione dell’impresa. La seconda sezione contiene dati quantitativi e qualitativi sui sinistri, rapportati al portafoglio dell’impresa nelle varie aree territoriali. La terza sezione contiene dati sulle denunce o querele presentate all’Autorità giudiziaria, ripartiti a seconda che siano relative a sinistri o a documentazione precontrattuale e contratti, con indicazioni della partecipazione dell’impresa ai successivi giudizi e dell’esito degli stessi.
Relativamente ai soggetti tenuti alla trasmissione, le disposizioni del Regolamento si applicano alle imprese di assicurazione autorizzate in Italia e a quelle comunitarie abilitate, in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi, all’esercizio del ramo responsabilità civile autoveicoli terrestri di cui all’art. 2, comma 3, n.10 del D. Lgs. n. 209 del 7 settembre 2005. Le imprese autorizzate in Italia trasmettono all’Autorità la relazione annuale entro il termine previsto per il bilancio di esercizio, ossia entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio, contestualmente alla “stima circa la riduzione degli oneri per i sinistri derivante dall’accertamento delle frodi, conseguente all’attività di controllo e repressione delle frodi autonomamente svolta” (art. 7, comma 1, Regolamento n. 22 del 4 aprile 2008 e art. 30, comma 2, Decreto Liberalizzazioni). Le imprese di assicurazione comunitarie trasmettono all’Autorità la relazione annuale entro il 31 maggio.

Provvedimento n. 2998 del 10 agosto 2012 concernente modifiche al Regolamento ISVAP n. 31 del 1 giugno 2009 recante la disciplina della banca dati sinistri di cui all’art. 135 del D. Lgs. n. 209 del 7 settembre 2005
Il Codice delle Assicurazioni Private prevede che le imprese, per l’alimentazione della Banca dati sinistri, siano  tenute a comunicare i dati riguardanti i sinistri dei propri assicurati, secondo le modalità stabilite con regolamento dell’ISVAP. Il  Provvedimento in oggetto reca modifiche alla disciplina delle modalità di trasmissione dei dati da parte delle imprese e, in particolare, riduce da venti giorni a sette giorni - esclusi il sabato ed i festivi - il termine massimo entro il quale le imprese comunicano i dati relativi a ciascun sinistro.
A fini di prevenzione e contrasto dei fenomeni fraudolenti, l’impresa di assicurazione, infatti, deve consultare la Banca dati sinistri e qualora dalla consultazione emergano almeno due parametri di significatività, come definiti dall’art. 4 del Provvedimento ISVAP n. 2827 del 25 agosto 2010, l’impresa ha facoltà, entro i termini di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 148 del D. Lgs. n. 209 del 7 settembre 2005, di non formulare offerta di risarcimento e condurre ulteriori approfondimenti in relazione al sinistro. In tal caso, l’impresa dispone di un termine di trenta giorni per condurre gli approfondimenti sul sinistro, allo spirare del quale deve comunicare al danneggiato le proprie determinazioni conclusive. In tale mutato quadro normativo, la riduzione dei termini, da venti giorni a sette, per la trasmissione dei dati all’ISVAP è indispensabile perché il loro successivo inserimento nella Banca dati sinistri possa permettere la valorizzazione ai fini dell’elaborazione, nei termini per la formulazione/diniego dell’offerta, dei parametri di significatività.