Women in the boardroom: a global perspective |
Si parla da tempo delle pari opportunità nei Consigli di amministrazione e negli ultimi dieci anni sono aumentati i tentativi volti a favorire la “diversità” di coloro che lavorano come amministratori esecutivi e non esecutivi. La Deloitte Global Center for Corporate Governance, nel corso dell'evento "Le quote di “genere” nei Consigli di Amministrazione e nei Collegi Sindacali", presenta una panoramica delle molteplici iniziative in corso in tutto il mondo, dal punto di vista sia giuridico che normativo, volte a favorire la presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione.
In una pubblicazione del 2010, "Women's Empowerment principles: equality means business", l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha auspicato il maggior coinvolgimento delle donne nei processi decisionali e di governance per promuovere il ruolo stesso delle donne in tutto il mondo. Jim Quigley, al momento in qualità di CEO di Deloitte Touche Tohmatsu Limited (DTTL), apponendo la propria firma sulla “Dichiarazione di sostegno dei CEO”, si è impegnato nel voler valorizzare le donne nelle proprie organizzazioni includendo il fattore della “diversità” nelle proprie strategie di business. Nel corso degli ultimi anni la questione delle “quote rosa” nei Consigli di Amministrazione è diventata sempre più dibattuta e il Global Center vuole diventare un punto di riferimento per illustrare l’evoluzione della normativa nelle diverse aree del mondo ed in particolare in Italia.
Il dibattito sulle “quote di genere” in Italia, recentemente riacceso dalle cronache sull’iter che il disegno di legge sul tema sta seguendo in Parlamento, si è spesso arenato sull’opportunità teorica di stabilire o meno per legge una riserva di genere. La proposta legislativa italiana si inserisce in un contesto internazionale in cui altri Paesi hanno già favorito, tramite leggi o raccomandazioni, l’introduzione di quote riservate.
Se è vero che la generale non elevata presenza delle donne italiane nel mondo del lavoro sia il frutto di una concomitanza di fattori che possano essere superati solamente nel medio-lungo periodo, le quote di genere rappresentano un primo, importante, momento lungo la strada che porta alla parità sostanziale uomo-donna.
La formazione dei board dovrebbe essere orientata a garantire una composizione capace di incrementare il valore dell’azienda e la scelta dei membri dovrebbe essere guidata da criteri quali competenza, esperienza, professionalità e preparazione culturale. Eppure, se guardiamo alla composizione dei Consigli di Amministrazione delle maggiori aziende italiane, possiamo notare come nel 2010 la presenza femminile non raggiunga il 3,5%: una considerevole distanza ci separa non solo dal 27% raggiunto nella penisola scandinava, ma anche dall’11% della media europea. È evidente che l’esiguità di donne che occupano oggi posizioni di vertice nelle aziende e nelle Istituzioni ai vari livelli non rispecchia la preparazione, la professionalità, le aspirazioni femminili e contrasta con i risultati conseguiti nei corsi di laurea, post-laurea e nei concorsi.
Nel cammino delle donne italiane verso la parità nel mondo del lavoro intervengono elementi di vario tipo in grado di esplicare il proprio effetto su diversi fronti. Le quote di genere, pur introducendo un meccanismo di distorsione nella scelta dei membri dei Consigli di Amministrazione, rappresenterebbero un importante momento di discontinuità nell’attuale
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