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Se l’opera diventa oggetto del desiderio dei portfolio manager | Press article


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Mercato poco correlato con asset azionari e obbligazionari (battuti nel periodi di crisi), l’arte sembra aver goduto in quest’ultimo anno di una discreta ripresa, grazie alla forte domanda asiatica e all’incremento dei ricchi della terra (HNWI 10,9 milioni nel 2010), nonostante la crisi.

Sì perché l’arte viene considerata un asset reale di copertura dai rischi dei mercati finanziari, naturalmente parliamo di opere storicizzate. Negli ultimi dieci anni il mercato dell’arte si è profondamente trasformato ampliando la sua area geografia, registrando l’ingresso anche di speculatori, e allargando le sue strutture d’offerta, dalla moltiplicazione delle fiere e delle case d’asta sino all’esplosione degli incanti online.

La crescita del settore attrae l’attenzione degli investitori e del mondo degli affari e soprattutto ad est si sono moltiplicate le piazze d’offerta.

Quali i vantaggi e quali i limiti per un investimento in questo comparto? I consulenti della Deloitte Luxembourg insieme agli analisti di ArtTactic da Londra hanno cercato di andare oltre le apparenze dei record d’asta per capire le dinamiche di questo mercato, attraverso tre ricerche condotte tra luglio e ottobre.
«Abbiamo intervistato 19 grandi banche private prevalentemente basate in Lussemburgo, con oltre 900 gestori private» spiega Adriano Picinati di Torcello, direttore di Deloitte Luxembourg.

«Volevamo cogliere la percezione che hanno i private banker e i gestori del mercato dell’arte, le motivazioni ad entrarvi e le prospettive future dell’arte come asset class. Ci siamo anche confrontati con 34 fondi d’investimento in arte. Allo stesso tempo, abbiamo condotto un sondaggio tra 140 professionisti internazionali dell’arte (gallerie, case d’asta e art advisor) e 48 collezionisti internazionali di primo piano per stabilire se i problemi e le preoccupazioni del mercato dell’arte sono analoghi a quelli vissuti dai wealth manager».

Che cosa emerso? «Si registrano la mancanza di trasparenza del mercato, l’assenza d’interessi istituzionali nell’investimento alternativo in arte, la ridotta liquidità, gli inesistenti standard di valutazione del rischio, la carenza di benchmark di settore condivisi, la necessità di due-diligence indipendenti e i pochi track record dei fondi, tutti aspetti che rendono difficile per i wealth manager proporre l’arte come asset class» spiega Picinati di Torcello.

Ciò però non impedisce che il flusso di denaro sui fondi d’investimento in arte cresca sul mercato mondiale: la stima conservativa di Deloitte è di 960 milioni di dollari nel 2011 a fronte di 760 milioni del 2010, con la commercializzazione di molti nuovi fondi negli ultimi tre mesi. La Cina guida la crescita: fondi e fiduciarie hanno raccolto poco più di 320 milioni di dollari nel 2011 e altri 300 milioni sono in arrivo.

Segue l’America Latina con Artemundi e Brazilian Golden Art Fund che hanno raccolto 100 milioni di dollari tra il 2009-11. Intanto negli Stati Uniti si è di recente costituita l’Art Investment Council, seconda associazione dopo la nascita nel 2009 di The Art Fund Association.

E proprio in Cina è esploso il fenomenodegli Art Exchange, con conseguente coda di scandali e bolla speculativa sugli artisti cinesi. Dallo studio emerge anche un aumento della domanda di prestiti con sottostante arte: due nuove entranti Art Assure e Montage Finance negli Usa e PlatinumArt Funding in Europa. Infine, in Lussemburgo SplitArtTM ha chiesto l’autorizzazione alla prima borsa sull’arte regolamentata al mondo. Tante novità, tutte da monitorare con attenzione, perché l’arte può bruciarle tutte.

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Contacts

Name:
Adriano Picinati di Torcello
Company:
Deloitte Luxembourg
Job Title:
Directeur - Art & Finance
Phone:
+352 451 452 531
Email
apicinatiditorcello@deloitte.lu

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